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Deroga alla competenza giudiziaria con un click? L’Europa dice SI’

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Scritto da Alberto Nicolai

Analizziamo la recente Sentenza della Corte di Giustizia Europea (21 maggio 2015, causa C-322/14) con cui è stato stabilito che è possibile derogare alla competenza dell’autorità giudiziaria mediante un semplice click online, senza necessità della tradizionale forma scritta.

(Foto di Roxie Rampage, Flickr)

LO SCENARIO NORMATIVO

Prima di analizzare la sentenza della Corte Europea, vorrei effettuare un breve richiamo sia alla normativa italiana in tema di deroga di competenza, che alla normativa comunitaria.

Normativa italiana

L’articolo di riferimento del nostro codice civile è il 1341, rubricato come “Condizioni generali di contratto”, che afferma:

Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ ordinaria diligenza.
In ogni caso non hanno effetto, se non sono specificamente approvate per iscritto, le condizioni che stabiliscono, a favore di colui che le ha predisposte, limitazioni di responsabilità, facoltà di recedere dal contratto o di sospenderne l’ esecuzione, ovvero sanciscono a carico dell’ altro contraente decadenze, limitazioni alla facoltà di opporre eccezioni, restrizioni alla libertà contrattuale nei rapporti coi terzi, tacita proroga o rinnovazione del contratto, clausole compromissorie o deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria.

Le clausole richiamate dall’art. 1341 c.c. sono le c.d. CLAUSOLE VESSATORIE, ovvero clausole svantaggiose predisposte dal contraente più forte che comportano un sostanziale sbilanciamento del rapporto contrattuale, così da necessitare di una sottoscrizione specifica ed autonoma per consentire al contraente debole di porre particolare attenzione al loro contenuto. In mancanza di tale specifica sottoscrizione tali clausole sono da considerarsi nulle.

Anche nel nostro Codice del Consumo vi è un’apposita sezione denominata “CLAUSOLE VESSATORIE NEL CONTRATTO TRA PROFESSIONISTA E CONSUMATORE” (artt. 33-37) dove possiamo trovare un elenco ancora più dettagliato di clausole vessatorie – in forza della maggiore tutela che viene accordata dall’ordinamento al Consumatore – tra cui compare anche la clausola che ha ad oggetto, o per effetto, di:

 t) sancire a carico del consumatore […] deroghe alla competenza dell’autorità giudiziaria, […] 1

In tal caso, non solo dovrà essere approvata per iscritto tale deroga (ai sensi del già richiamato art. 1341 c.c.) ma incomberà anche sul professionista

 l’onere di provare che le clausole, o gli elementi di clausola, malgrado siano dal medesimo unilateralmente predisposti, siano stati oggetto di specifica trattativa con il consumatore. 2

Pertanto, volendo sintetizzare ulteriormente il quadro appena descritto:

  • Contratti B2B (Business to Business)  = art. 1341 c.c. => sottoscrizione specifica ed autonoma della clausola che deroga la competenza.

  • Contratti B2C (Business to Consumer) = art. 34 D.lgs 206/05 => clausola che deroga la competenza deve essere oggetto di specifica trattativa.

Normativa Comunitaria

Venendo alla normativa di matrice Europea – nella quale non rileva la distinzione tra Consumatori e Professionisti – bisogna rifarsi al Regolamento 44/2001 (c.d. Regolamento Bruxelles I) concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale.

L’articolo di riferimento è il 23, che così recita:

[…] La clausola attributiva di competenza deve essere conclusa:
a) per iscritto o oralmente con conferma scritta, o
b) in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro, o
c) nel commercio internazionale, in una forma ammessa da un uso che le parti conoscevano o avrebbero dovuto conoscere e che, in tale campo, è ampiamente conosciuto e regolarmente rispettato dalle parti di contratti dello stesso tipo nel ramo commerciale considerato.
La forma scritta comprende qualsiasi comunicazione elettronica che permetta una registrazione durevole della clausola attributiva di competenza».

La sentenza che andiamo ora ad analizzare chiarisce proprio cosa debba intendersi per “registrazione durevole della clausola attributiva di competenza” con riferimento alle condizioni generali di vendita di un prodotto online.

IL CASO DI SPECIE

Il caso sottoposto alla Corte di Giustizia Europea riguarda un’acquisto online effettuato da una concessionaria di automobili di Colonia (Germania) di un’automobile elettrica.

La venditrice, società con sede ad Amberga (Germania), viene convenuta presso il competente tribunale tedesco, eccependo tuttavia come la competenza fosse stata derogata dalle condizioni generali di vendita a favore del giudice di Lovanio (Belgio), paese dove ha sede la casa madre produttrice dell’autoveicolo.

L’acquirente/ricorrente, dal canto suo, afferma che:

 la pagina web della convenuta nel procedimento principale contenente le condizioni generali di vendita di quest’ultima non si apre automaticamente al momento della registrazione né al momento di ogni singola vendita.

offrendo una personale interpretazione dell’art. 23, paragrafo 2, del Regolamento Bruxelles I, ovvero che il requisito della forma scritta verrebbe soddisfatto solo con l’apertura automatica della finestra contenente le condizioni generali (procedura di accettazione mediante click o click wrapping).

LA DECISIONE DELLA CORTE

L’interpretazione – logicamente di parte – dei legali della concessionaria viene capovolta dalla Corte.

Questa sostiene che:

 da un’interpretazione letterale di tale disposizione emerge che quest’ultima [Ndr art.23, paragrafo 2, Regolamento Bruxelles I] impone che sia prevista la «possibilità» di registrare durevolmente la convenzione attributiva della competenza, a prescindere se il testo delle condizioni generali sia stato effettivamente registrato durevolmente dal compratore prima o dopo che egli abbia contrassegnato la casella che indica l’accettazione delle suddette condizioni.

In effetti, il concetto che veniva espresso dal ricorrente della necessità di un’automatica apertura della finestra contenente le condizioni generali non può evincersi in maniera diretta dell’art. 23 del Regolamento Bruxelles I, che offre una chiave di lettura improntata alla mera possibilità offerta al contraente di prendere visione e registrare (salvando su supporto durevole) il contenuto negoziale.

Inoltre, la stessa Corte cita l’autorevole prof. Pocar, che sul punto aveva affermato che la condizione che soddisfa il requisito di forma scritta di tale disposizione è:

 «rappresentata dalla possibilità di conservare il testo della comunicazione elettronica in modo duraturo, stampandolo su carta o registrandolo su nastro o disco, o utilizzando altro mezzo che ne permetta la conservazione», e il requisito della forma sussiste anche se la registrazione durevole della clausola non sia stata «effettuata in concreto», talché «la registrazione non è richiesta per l’esistenza o la validità formale della clausola».

La Corte, a sostegno di questa teoria, aggiunge che:

 La finalità di tale disposizione è quindi quella di equiparare determinate forme di comunicazione elettronica alla forma per iscritto, in vista di semplificare la conclusione dei contratti con mezzi elettronici, poiché la comunicazione delle informazioni in questione si realizza anche quando tali informazioni sono accessibili attraverso uno schermo. Affinché la comunicazione elettronica possa offrire le stesse garanzie, in particolare in materia di prova, è sufficiente che sia «possibile» salvare e stampare le informazioni prima della conclusione del contratto.

E conclude sentenziando:

 L’articolo 23, paragrafo 2, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che la procedura di accettazione mediante «clic» delle condizioni generali di un contratto di vendita, come quello di cui trattasi nel procedimento principale, concluso elettronicamente, che contengano una clausola attributiva di competenza, costituisce una comunicazione elettronica che permette di registrare durevolmente tale clausola, ai sensi di tale disposizione, allorché consente di stampare e di salvare il testo di dette condizioni prima della conclusione del contratto.

PRECEDENTI GIURISPRUDENZIALI

Nella giurisprudenza italiana si rinviene un risalente precedente in tema di clausole vessatorie e contratti conclusi via Internet di segno totalmente contrario. Tale sentenza affermava che:

 La conclusione di un contratto di vendita tramite internet non comporta accettazione incondizionata delle clausole contenute nelle condizioni generali pubblicate sul web, poichè il D.P.R. n. 513/97, pur riconoscendo efficacia di scrittura privata al documento informatico, non comporta alcuna deroga alla disciplina delle clausole vessatorie di cui all’art. 1341, secondo comma, Codice civile.
Le condizioni di vendita pubblicate da un’azienda su una pagina web assumono valore di invito a contrarre, che può dar luogo al perfezionamento del negozio giuridico tramite lo stesso mezzo ovvero con i mezzi tradizionali (fax e lettere).3

La massima appena citata è tuttavia incompleta, in quanto castra un’ulteriore apprezzabile ragionamento effettuato dal Giudice investito della causa, che ritengo di assoluto pregio.

Secondo tale organo giudicante, infatti, non solo il negozio giuridico poteva ritenersi perfezionato tramite i mezzi tradizionali (fax e lettere), ma anche direttamente con l’utilizzo del computer, tramite una doppia manifestazione di assenso (doppio click con il mouse) ai fini dell’approvazione:

  1. del contratto nel suo complesso;
  2. della specifica clausola vessatoria.

Si faccia però attenzione: la sentenza del Gdp di Partanna ora richiamata considera indistintamente TUTTE le clausole vessatorie, mentre la pronuncia della Corte Europea si limita a considerare la clausola attributiva della competenza, senza che tale pronuncia possa, pertanto, estendersi oltre a tale ambito.

UNA DOVEROSA PRECISAZIONE

Sulla scia del ragionamento conclusivo del precedente paragrafo, si precisa come la pronuncia in oggetto non possa spiegare i suoi effetti né – come già detto – all’accettazione di altre clausole vessatorie, e nemmeno all’accettazione “Point&Click” del contratto nel suo complesso.

La Corte è chiara nel vincolare il suo dictum solamente all’art. 23 del Regolamento Bruxelles I, e quindi solamente alla determinazione della competenza giurisdizionale.

Infatti, nei contratti B2C, sia la vecchia direttiva 97/7/CE (riguardante la protezione dei consumatori in materia di contratti a distanza),  che la nuova direttiva 2011/83/UE  sui diritti dei consumatori – recepite dal nostro Codice del Consumo4 -prevedono l’obbligo per il professionista di fornire al consumatore tutte le informazioni contrattuali per iscritto o su supporto durevole; mentre nei contratti B2B, invece, è il d.lgs. 70/2003 ad imporre a qualsiasi prestatore di un servizio della società dell’informazione (così il nostro legislatore definisce i soggetti che svolgono la propria attività economica online) di “accusare ricevuta dell’ordine del destinatario contenente un riepilogo delle condizioni generali e particolari applicabili al contratto, le informazioni relative alle caratteristiche essenziali del bene o del servizio e l’indicazione dettagliata del prezzo, dei mezzi di pagamento, del recesso, dei costi di consegna e dei tributi applicabili.” 5

CONCLUSIONI

La sentenza del 21 maggio 2015 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ad avviso dello scrivente, porta con sé due principali conseguenze, una di segno positivo, l’altra di segno opposto.

PRO = semplificazione, in chiave tecnologica, del concetto di “forma scritta che permetta una registrazione durevole“: basta che le informazioni siano accessibili “a schermo” per considerarle scritte, in quanto registrabili.

CONTRO = disomogeneità tra la clausola attributiva della competenza e le altre clausole vessatorie, con riferimento ai contratti conclusi per via telematica.

Un ultimo avvertimento è d’obbligo, onde evitare una lettura distorta dell’articolo: inserire nei “Termini e Condizioni di un Sito” una deroga al Foro competente, senza tuttavia predisporre un meccanismo di accettazione tramite click del mouse, rimane ancora totalmente privo di efficacia…!

Sì alla semplificazione, No alla banalizzazione.

 


  1. Art. 33 Decreto Legislativo 206/2005 (Codice del Consumo) 
  2. Art. 34Decreto Legislativo 206/2005 (Codice del Consumo) 
  3.  Giudice di Pace, di Partanna, 01/02/2002 n° 15 
  4.  Art. 50 d.lgs. 206/2005: “Per quanto riguarda i contratti negoziati fuori dei locali commerciali il professionista fornisce al consumatore le informazioni di cui all’articolo 49, comma 1, su supporto cartaceo o, se il consumatore è d’accordo, su un altro mezzo durevole. Dette informazioni devono essere leggibili e presentate in un linguaggio semplice e comprensibile.” 
  5. art. 13, comma 2, d.lgs. 70/03 

Info sull'Autore

Alberto Nicolai

Avvocato. Appassionato di informatica dai tempi del 286 con MS-Dos e Windows 3.1, mi occupo prevalentemente di Diritto Informatico, ICT, Privacy e Website Legal Compliance. Il mio sito personale è albertonicolai.it

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