INTERNET PRIVACY

Ancora sul diritto all’oblio: la modifica dello “Snippet”

Foto di  
Spencer E Holtaway, Flickr
Scritto da Alberto Nicolai

In un recente provvedimento, il Garante della Privacy, oltre a precisare quando possa esercitarsi il diritto all’oblio, affronta anche il tema della congruità dello snippet (ovvero l’abstract che compare nella serp di Google) rispetto al contenuto del link a cui si riferisce.

(Foto di Spencer E Holtaway, Flickr)

Con il provvedimento n.618 del 18 Dicembre 2014 il Garante si è pronunciato con riferimento ad un ricorso in tema di diritto all’oblio (tema di cui abbiamo già scritto e anche parlato su DirittiWeb) venendo ad affermare:

  1. quando possa in concreto esercitarsi tale diritto, pienamente cristallizzatosi con la sentenza della Corte di Giustizia Europea 131/12 (il famoso caso Google Spain).
  2. come vada separatamente trattato il profilo legato allo “snippet”.

1. Diritto all’oblio

Per quanto riguarda il primo punto, il ricorrente si è rivolto al Garante chiedendo la deindicizzazione dal noto motore di ricerca di un articolo pubblicato su un quotidiano locale, avente ad oggetto una recente vicenda giudiziaria che lo riguardava in prima persona.
Il ricorrente sostiene, nei suoi scritti, che lo “stralcio” di articolo è:

estremamente fuorviante ed altamente pregiudizievole per l’interessato

vista anche l’assoluta marginalità dello stesso rispetto ai gravi reati citati nell’articolo indicizzato dal motore di ricerca.

Google, a sua volta, si difende affermando che l’articolo riporta esclusivamente notizie recenti, concernenti un’indagine giudiziaria di rilevante interesse pubblico, e che pertanto il diritto all’oblio non possa essere efficacemente esercitato dal ricorrente.

Il Garante concorda con quest’ultima impostazione, affermando che i contenti dell’articolo sono perfettamente leciti dal punto di vista giornalistico, in quanto rispettosi del principio di essenzialità dell’informazione, e che pertanto:

la richiesta formulata dal ricorrente con il ricorso in esame, di deindicizzazione della url che lo riguarda rinvenibile mediante il motore di ricerca gestito dalla resistente, non appare meritevole di considerazione in quanto non sussistono i presupposti riconosciuti anche di recente dalla Corte di Giustizia europea nella citata sentenza del 13 maggio 2014 per l’esercizio del diritto all’oblio; rilevato infatti che, nel caso di specie, le notizie rinvenibili alla url in questione (…) risultano essere assolutamente recenti nonché di pubblico interesse, riguardando un’importante indagine giudiziaria che ha coinvolto un consistente numero di persone, seppure in ambito locale;

Ferma restando, in applicazione dei diritti sanciti dall’art. 7 Codice Privacy, la possibilità per l’interessato di chiedere l’aggiornamento, la rettifica o l’integrazione dei dati contenuti nell’articolo nei confronti dell’editore.

2. Lo “Snippet” pregiudizievole

Separatamente, si deve trattare il tema dello snippet, ovvero delle poche righe presenti nella serp di Google che introducono il contenuto dei diversi link in essa presenti.

Esempio di Serp: titolo-link-snippet

Esempio di Serp: titolo-link-snippet

Come si può vedere nell’immagine, ogni risultato di ricerca su Google è composto da un titolo, un link, ed una breve descrizione: quest’ultima è lo snippet o abstract.

Il ricorrente sostiene che

lo snippet legato all’indicizzazione dell’articolo in questione lo danneggerebbe poiché gli utenti di internet sarebbero fuorviati e indotti a pensare che lo stesso sia indagato (…) ovvero sia stato addirittura sottoposto a custodia cautelare

Google, di risposta, afferma che il motore si limita a raccogliere ed aggregare automaticamente le informazioni presenti sui siti scandagliati tramite i suoi spider, e che i risultati prodotti sono degli algoritmi matematici che si basano su dati oggettivi, sui quali non vi è possibilità di intervento editoriale umano.

I legali di Google affermano inoltre che:

l’uso dei punti di sospensione, il fatto che le parole utilizzate non abbiano alcun filo logico o valore semantico, l’evidenziazione delle parole che corrispondono a quelle digitate dall’utente nella stringa di ricerca, rendono fin troppo evidente che si tratta di un abstract che non ha alcuna pretesa informativa, né sostituisce la lettura dell’articolo cui si riferisce.

Senonchè la stessa Google, successivamente a tali affermazioni, ha ugualmente e preventivamente eliminato qualsiasi snippet relativo all’Url oggetto del ricorso.

Il Garante, dichiarando il non luogo a procedere con riferimento a tale richiesta, si è tuttavia espresso incidenter tantum sulla legittima richiesta (rectius, il Garante dice “aspirazione”) del ricorrente:

a che l’abstract visualizzato sotto il titolo dell’articolo medesimo non associ genericamente, per mezzo delle scansioni operate automaticamente dal motore di ricerca, il proprio nominativo alle notizie principali dell’articolo stesso (riassunte nel titolo) indipendentemente dalla specifica narrazione dei fatti relativi all’interessato come riportati nell’articolo in questione.

Conclusioni

Riassumiamo brevemente le conclusioni che si posso trarre da questa recente pronuncia:

  1. Il diritto all’oblio non si può esercitare con riferimento ad avvenimenti recenti, peraltro pubblicati nel rispetto del diritto di cronaca e di essenzialità dell’informazione.
  2. L’interessato ha diritto che lo snippet elaborato da Google non sia pregiudizievole, ovvero non confonda o induca in errore i lettori rispetto al reale contenuto dell’articolo.

Se il primo punto non è altro che il corollario della sentenza Google Spain, il secondo punto rappresenta una novità che potrebbe creare un precedente difficile da gestire per Google.

Oltre alle richieste di occultamento dei veri e propri risultati di ricerca, ovvero dei diversi link verso siti terzi contenti le parole chiave cercate, gli interessati potrebbero adesso richiedere a Google (per lo meno a Google Italia) anche la mera modifica, rettifica, integrazione, ovvero l’oscuramento, limitatamente allo snippet che venisse ritenuto non idoneo.

Vedremo se si moltiplicheranno anche le richieste in tal senso, oltre a quelle già numerose per l’esercizio del diritto all’oblio che sfruttano il modulo predisposto su questa pagina.

Tempi “duri” per Google, se vorrà entro il 2015 uniformarsi pienamente alla normativa Privacy Italiana.

Info sull'Autore

Alberto Nicolai

Avvocato. Appassionato di informatica dai tempi del 286 con MS-Dos e Windows 3.1, mi occupo prevalentemente di Diritto Informatico, ICT, Privacy e Website Legal Compliance. Il mio sito personale è albertonicolai.it

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