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Social Network e Stalking. La nuova prospettiva degli atti persecutori

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Scritto da Sara Calisti

Con l’evoluzione dei social networks, utilizzati per comunicare e condividere opinioni, purtroppo si sono diffusi anche nuovi reati legati all’utilizzo improprio delle tecnologie e l’invasività di tali strumenti. In particolare si è avuta una evoluzione di diversi tipi di comportamenti lesivi, come lo stalking.

(Foto di P K, Flickr)

Il delitto di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p., comunemente conosciuto come stalking, venne introdotto nel codice penale con il Decreto Legge n. 11/2009 convertito con la Legge n. 38/2009, al fine di punire tutti quei comportamenti invadenti e reiterati di minaccia o molestia che provocano nei confronti della vittima uno stato d’ansia, di paura, di timore per la propria incolumità o l’incolumità di una soggetto vicino o che costringano la vittima ad alterare le proprie abitudini di vita.

Secondo la giurisprudenza prevalente, infatti, i comportamenti tenuti dallo stalker devono essere idonei a condizionare pesantemente la vita e la tranquillità personale della vittima procurando alla stessa ansie, paure o preoccupazioni.

Qual è la condotta tipica del delitto di stalking?

La condotta caratterizzante il delitto di atti persecutori non è omogenea, pertanto non è possibile individuarne un modello tipico.

Comportamenti che inizialmente parrebbero essere innocui, con il trascorrere del tempo e con la reiterazione degli stessi potrebbero integrare il delitto di cui all’art. 612 bis c.p., fino a degenerare in ulteriori più gravi delitti quali lesioni personali o omicidio.

La gamma delle condotte idonee ad integrare il delitto di atti persecutori comprendono comunicazione mediante telefonate, sms, mail, pubblicazioni di video di contenuto ingiurioso o sessuale all’interno di un social network, sorvegliare, pedinare, inseguire, raccogliere di informazioni sulla vittima, appostamenti, minacciare, diffondere informazioni diffamatorie.

Si deve tenere presente che tali comportamenti per ritenersi penalmente rilevanti devono essere reiterati nel tempo, e devono cagionare un grave disagio psico-fisico nei confronti della vittima o comunque pregiudicare il suo modo di vivere.

Con riferimento alla personalità, invece, lo stalker spesso è un ex che non tollera la fine della propria relazione con la vittima, ovvero non accetta la situazione in cui si trova e per soddisfare le proprie esigenze ed i propri desideri pone in essere comportamenti illeciti.

Con il tempo inoltre si è notato che lo stalker soffre di disturbi mentali o della personalità ed in genere ha dei precedenti penali.

Purtroppo i comportamenti aggressivi e violenti tenuti dallo stalker vengono spesso sottovalutati dalla vittima, la quale si rende conto della gravità della situazione quando ormai è già tardi.

Come si è evoluto tale fenomeno nel tempo?

Prima dell’introduzione del delitto di atti persecutori, i comportamenti invadenti e reiterati di molestia che venivano rivolti nei confronti della vittima venivano collegati al delitto di molestia di cui all’art. 600 c.p..

Purtroppo lo stalker però non si limita a molestare la vittima poiché pone in essere ulteriori comportamenti illeciti che costituiscono autonome fattispecie di reato, e proprio la frequenza di tale fenomeno ha reso necessario l’introduzione di una fattispecie autonoma di reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p..

Dall’introduzione del delitto di stalking ad oggi sono state emanate diverse importanti sentenze che hanno portato all’evoluzione del fenomeno in questione.

Inizialmente il delitto di stalking puniva solo quei comportamenti persecutori che venivano posti in essere in presenza della vittima. Dal 2010 i giudici di legittimità hanno individuato che i comportamenti persecutori possono essere posti in essere anche in assenza dell’offeso con reiterate telefonate, sms o mail (Cass. Pen., 32404/2010).

Con riferimento alla ripetizione della condotta, invece, si deve ricordare che come introdotto con il Decreto Legge 11/2009, il delitto di atti persecutori puniva solo quei comportamenti persecutori reiterati nel tempo. La Cassazione oggi ritiene che per l’integrazione di tale delitto sia sufficiente la commissione di sole due condotte persecutorie, purché tali condotte siano sufficienti a generare nella vittima il fondato timore di subire un lesione alla propria integrità fisica o morale (Cass. Pen, 14/11/2013, n. 45648).

Da ultimo, con riferimento all’ingerenza psicologica della condotta, agli albori il delitto in oggetto era circoscritto a tutti quei comportamenti reiterati che erano in grado di turbare la tranquillità psicologica della vittima. Il recente orientamento giurisprudenziale, invece, ha ritenuto che non fosse più necessario provare il turbamento dello stato psicologico dell’offeso poiché ritiene sufficiente la constatazione di uno stato d’ansia o di paura o il cambiamento delle abitudini di vita (Cass. pen. Sez. V, 28/11/2013, n. 20531).

La persecuzione nei social network

Succede spesso che sui Social vengono creati profili falsi, al preciso scopo di molestare la propria vittima, attraverso l’invio di messaggi privati o di video. Comportamenti più volte censurati dalla giurisprudenza recente.

In particolare, si è ritenuto integrare l’elemento materiale del delitto di atti persecutori ogni condotta riconducibile alle categorie del c.d. stalking vigilante (controllo sulla vita quotidiana della vittima), del c.d. stalking comunicativo (consistente in contatti per via epistolare o telefonica, Sms, scritte su muri ed altri messaggi in luoghi frequentati dalla persona offesa) e del c.d. cyberstalking, costituito dall’uso di tutte quelle tecniche di intrusione molesta nella vita della vittima rese possibili dalle moderne tecnologie informatiche e, segnatamente, dai social network (Trib. Termini Imerese Ordinanza, 09/02/2011).

Inoltre, la Corte di legittimità ha sostenuto che “Il soggetto che pone in essere molestie perpetrate attraverso l’invio di messaggi di posta elettronica, sms e messaggi attraverso “social network” determinando uno stato di ansia nella vita quotidiana della vittima risponde del reato di “stalking” (Cass. pen. Sez. VI, 16/07/2010, n. 32404).

Non solo. Si è sostenuto che possa configurare la fattispecie di Stalking anche la pubblicazione in un Social Network di un video ritraente un rapporto sessuale fra la vittima e l’autore (Cas. n. 32404/2010).

Tali ampliamenti, unita ad una fattispecie di reato non sufficientemente tassativa, rende piuttosto difficoltoso individuare i confini del delitto in questione poiché i Giudici potranno individuare soluzioni diverse per situazioni concrete identiche.

Il delitto di stalking è infatti un reato a forma libera. Conseguenza di ciò è che anche comportamenti altrimenti neutri, qualora posti in essere nell’ambito di particolari contesti e con singolari modalità di attuazione e reiterazione, possono assumere un carattere illecito.

La fattispecie, in particolare, deve ritenersi certamente configurabile quando il comportamento minaccioso e violento dell’agente, posto in essere con condotte reiterate, abbia cagionato un grave e perdurante stato di turbamento emotivo, in quanto sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un effetto destabilizzante della serenità, dell’equilibrio psicologico della vittima (Trib. Bari Sez. II, 09/06/2014).

Con tale articolo si vuole far riflettere come un comportamento di un soggetto a noi vicino, se insistente e intrusivo nella nostra sfera privata, possa integrare il delitto di atti persecutori, e che tale comportamento se portato all’esasperazione possa anche determinare conseguenze ben più gravi nei confronti della vittima stessa.

Info sull'Autore

Sara Calisti

Laureata in Giurisprudenza e praticante Avvocato. Sono appassionata di diritto penale e diritto di famiglia. Mi occupo di diritto penale.

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