PRIVACY

Si impossessa del cellulare della fidanzata per leggere gli sms. La Cassazione lo condanna per rapina

Foto di Phil Campbell, Flickr
Scritto da Alberto Nicolai

Quando la Cassazione si esprime in ambito “Privacy” suscita spesso forti reazioni nell’opinione pubblica, che ancora fatica a comprendere l’importanza e la rilevanza di rango costituzionale del diritto alla riservatezza e alla tutela dei dati personali.

(Foto di Phil Campbell, Flickr)

La sentenza

La Suprema Corte, con la Sentenza 11467/15 del 19.3.2015, ha stabilito che integra il reato di rapina ex art. 628 c.p. la condotta di colui che sottrae il telefono cellulare della propria fidanzata, per:

prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto, trattandosi di finalità antigiuridica in quanto, violando il diritto alla riservatezza, incide sul bene primario dell’autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane.

La Cassazione afferma infatti che:

sussiste l’ingiustizia del profitto (ndr. requisito indispensabile per poter parlare di rapina) quando l’agente, impossessandosi della cosa altrui (nella specie un telefonino), persegua esclusivamente un’utilità morale.

Risultato: l’imputato è stato condannato a due anni e due mesi per aver sottratto il telefono alla fidanzata (rectius ex fidanzata) per leggere e per mostrare al suocero i messaggi che la stessa riceveva da un altro soggetto.

La tutela Privacy

Nella citata sentenza gli Ermellini hanno avuto modo di ribadire l’assoluta rilevanza costituzionale del diritto all’autodeterminazione, che non può in alcun modo essere violato da un fidanzato “geloso”.

Tuttavia, non intendo in questa sede approfondire tale ambito, attinente alla sfera matrimoniale e pre-matrimoniale, nè quello prettamente penalistico, quanto piuttosto sfruttare questa pronuncia per evidenziare ancora una volta (tema ricorrente su DirittiWeb.it) l’assoluta rilevanza della tutela Privacy in Italia.

La sentenza, in realtà, si limita a constatare come “sottrarre” un telefono cellulare per leggere (e quindi, in termini prettamente Privacy, “Trattare” i dati personali della persona offesa) integri il reato di rapina, assumendo il carattere dell’ingiustizia manifesta perchè:

  1. viola il diritto alla libertà e segretezza della corrispondenza ex art. 15 Costituzione.
  2. viola il diritto all’autodeterminazione nelle relazioni sociali ex art. 2 Costituzione.

Nonostante questo, ho avuto modo di leggere in Rete commenti di cittadini allibiti, che gridano allo scandalo per l’eccessivo rigore della Suprema Corte.

Il motivo?

Semplice (e ne abbiamo già parlato QUI):

  • perchè manca un’educazione civica alla Privacy;
  • perchè manca la percezione del valore dei propri dati personali;
  • perchè le violazioni in ambito Privacy sono considerate “ridicole”;
  • perchè non si è ancora capito, almeno in Italia, quanto la tutela dei propri dati personali si stia trasformando sempre più in una lotta per il potere.

Considerazioni

Allo stesso modo, quando un datore di lavoro decide di entrare nella casella di posta elettronica (non solo strettamente personale, ma anche lavorativa) del suo dipendente, per qualsiasi ragione e senza l’assistenza di un avvocato all’uopo incaricato di effettuare le indagini difensive, sta violando l’art. 15 della Costituzione.

La Privacy, che in questo caso assume i risalenti connotati del “diritto alla riservatezza”, non è un orpello burocratico o uno scomodo vezzo del nostro ordinamento, ma un diritto inviolabile e come tale è rigidamente tutelato dal nostro Legislatore.

Il diritto alla riservatezza è equiparato, dalla nostra carta costituzionale, ad altri diritti fondamentali, quali il diritto alla salute, alla libertà personale, all’inviolabilità del domicilio, alla libera circolazione, alla libera manifestazione del pensiero….che tuttavia vengono considerati e comunemente ritenuti da tutti di rango più nobile, vengono percepiti come meritevoli di maggiore tutela e di maggiore protezione rispetto alla “noiosa” Privacy.

Finchè in Italia si ragionerà così, difficilmente arriveremo a comprendere l’importanza e l’enorme valore insito nei nostri dati, così da poterci tutelare di conseguenza.

In USA ogni giorno, nei principali quotidiani nazionali, si parla di Privacy sin dalla prima pagina, in quanto considerato argomento di assoluta attualità nonchè di importanza strategica sia per le aziende che per i privati.
In Italia, forse, si scrive di tutela dei dati personali in un piccolo riquadro a pag. 34, che viene letto da pochi appassionati del settore.

Anche i Media dovrebbero, pertanto, assumersi una grande fetta di responsabilità per l’arretratezza che si respira in Italia nel settore Privacy, e dovrebbero iniziare sin d’ora ad invertire questo imbarazzante trend, che ci vede da un lato come una delle nazioni ove la tutela dei dati personali è più stringente e rigorosa, e dall’altro come una popolazione disinteressata e “ignorante” in tema Privacy.

Info sull'Autore

Alberto Nicolai

Avvocato. Appassionato di informatica dai tempi del 286 con MS-Dos e Windows 3.1, mi occupo prevalentemente di Diritto Informatico, ICT, Privacy e Website Legal Compliance. Il mio sito personale è albertonicolai.it

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