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Quando l’offesa arriva tramite e-mail. La distinzione tra ingiuria e diffamazione

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Scritto da Sara Calisti

Nel caso di e-mail a contenuto offensivo si deve valutare da quante persone l’e-mail venga aperta e letta, potendo in base a tale dato integrare una o l’altra fattispecie penale (ingiuria o diffamazione). Vediamo nel dettaglio il perché.

Il concetto di onore e di decoro della persona

Ingiuria e diffamazione, entrambi delitti contro l’onore, spesso vengono erroneamente utilizzati come sinonimi o confusi tra loro.

Dopo aver analizzato il delitto di diffamazione nell’articolo precedente, ci occuperemo ora del delitto di ingiuria, al fine di distinguere tra loro le due fattispecie e comprendere meglio quando debba ritenersi integrata l’una o l’altra.

Premesso che il reato di ingiuria di cui all’art. 594 c.p., punisce chiunque offende l’onore e il decoro di un soggetto presente, dobbiamo definire cosa si intenda per onore e cosa si intenda per decoro.

La giurisprudenza di legittimità, sul punto, per constante giurisprudenza ha più volte ribadito che per onore si intende l’insieme delle qualità che ciascun uomo gode all’interno del gruppo sociale in cui vive, mentre il decoro consiste nel rispetto di cui ciascun essere umano è degno (Cass. pen., 04.07.2008, n. 35499).

La condotta ingiuriosa

Ciò detto, la condotta ingiuriosa, vale a dire l’elemento caratterizzante il reato in oggetto e consistente nell’offesa all’onore e al decoro altrui, può realizzarsi con qualunque mezzo ed in qualsiasi modo, sia attraverso l’utilizzo di espressioni verbali o scritte offensive sia, attraverso gesti dispregiativi.

La condotta inoltre deve essere posta in essere in presenza della vittima, la quale deve essere in grado di percepire le espressioni offensive ad essa rivolte.

Ma quando una espressione integra il reato di ingiuria?

Non tutte le espressioni offensive sono direttamente idonee ad integrare il delitto di ingiuria.

Ciò che rileva, ai fine della responsabilità penale, è l’obiettiva capacità offensiva delle espressioni utilizzate, le quali devono essere valutate in relazione al significato socialmente condiviso delle stesse ed in relazione delle circostanze del caso concreto.

Si devono infatti distinguere le espressioni oggettivamente idonee a ledere l’altrui onore per la forte carica di disprezzo che contengono e per l’evidente volontà di umiliare il destinatario e le espressioni invece che risultano offensive in relazione alle circostanze del fatto e all’ambiente nel quale vengono rivolte.

Spetta quindi al Giudice il compito di individuare quando un’espressione sia penalmente rilevante in relazione al contesto in cui le espressioni vengono pronunciate ed in relazione ai rapporti sussistenti fra l’autore del reato e la vittima.

La differenza del reato di ingiuria dal reato di diffamazione

Ciò detto, passiamo ad analizzare in breve sotto quali profili l’ingiuria si distingua dal reato di diffamazione.

In particolare, la distinzione tra le due fattispecie ha ad oggetto i seguenti motivi:

  • il reato di ingiuria è posto a tutela dell’onore e del decoro di un individuo, il reato di diffamazione a tutela della reputazione altrui;
  • nell’ingiuria l’offesa deve avvenire in presenza della vittima, nella diffamazione l’offesa deve avvenire in assenza della vittima;
  • la presenza di due o più persone costituisce circostanza aggravante per il reato di ingiuria ed elemento caratterizzante per il reato di diffamazione.

L’invio di una mail con contenuto offensivo può integrare il reato di ingiuria?

Dopo aver analizzato il reato di ingiuria e le differenze fra il suddetto reato ed il delitto di diffamazione, passando all’analisi di un caso concreto, ci si chiede quale reato si configuri nel caso di invio di una mail con contenuto denigratorio all’indirizzo di posta elettronica di un professionista.

In particolare, ai fini della sussistenza del delitto di ingiuria di cui all’art. 594 c.p., l’invio di una lettera scritta con contenuto offensivo all’altrui onore e decoro deve essere paragonabile all’invio di una mail con identico contenuto poiché, l’intenzione dell’autore della condotta consiste nel provocare un’offesa nei confronti della vittima indipendentemente dal mezzo utilizzato.

Tuttavia, nel caso in esame, di invio di una mail con contenuto offensivo, ci si deve chiedere quali e quanti siano i soggetti che abbiano accesso alla mail del professionista.

Ebbene, nel caso in cui alla mail abbiano accesso uno o più soggetti, ad esempio i collaboratori della persona offesa (si pensi ad una mail centralizzata di uno studio), appare evidente l’integrazione del delitto di diffamazione. In tal caso, infatti, si realizzano tutti gli elementi del reato, essendovi l’offesa della reputazione altrui, rivolta a due o più persone.

Nel caso contrario, in cui la mail sia accessibile solo ed esclusivamente da parte di un unico soggetto, e nessuno oltre a lui possa vederne il contenuto, allora appare evidente che manca il raggiungimento dell’offesa di due o più persone, requisito indispensabile per integrare il delitto di diffamazione, ricadendo pertanto nella diversa fattispecie di ingiuria.

Info sull'Autore

Sara Calisti

Laureata in Giurisprudenza e praticante Avvocato. Sono appassionata di diritto penale e diritto di famiglia. Mi occupo di diritto penale.

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