CAPIRE E CONOSCERE

L’incontro fortuito di creatività. Quando non c’è plagio dell’opera altrui

Parliamo spesso di creatività come requisito per qualcosa di nuovo, originale. Ma cosa accade quando due autori, completamente estranei tra di loro, raggiungono il medesimo risultato creativo uno all’insaputa dell’altro? proviamo a vedere cosa succede nel caso dell’incontro fortuito di creatività.

(Foto di woodleywonderworks, Flickr)

Abbiamo già potuto osservare come per la legge sul diritto d’autore la creatività, intesa come compiutezza espressiva, sia un requisito essenziale, e, con essa, la novità dell’opera.1

Abbiamo visto infatti come il concetto di creatività debba essere inteso nella personale e individuale espressione di un’oggettività idonea a far ricevere protezione ad un’opera dell’ingegno, a condizione che sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore2.

Esiste tuttavia un’ipotesi poco esplorata, poiché remota: l’incontro fortuito di creatività.

Supponiamo infatti che quel requisito di creatività minima, suscettibile di esternalizzazione nel mondo, coincida in due opere artistiche (siano queste opere letterarie, musicali, teatrali, etc), prodotte da due differenti autori.

Pensiamo quindi al caso in cui vi sia una stessa manifestazione di creatività, intesa non come identità dell’idea in sé e per sé considerata, ma come coincidenza della forma espressiva della creatività stessa, ovvero dalla manifestazione della soggettività dell’autore.

In tal caso si avrebbe solitamente l’integrazione della fattispecie di Plagio.

Per cui, chiarito che l’opera dell’ingegno, ancorché inedita, “è proteggibile se e in quanto dotata di una propria compiutezza quale espressione di creatività soggettiva che scaturisce dall’impronta individuale dell’autore e prescinde dal valore estetico astrattamente attribuibile o dal genere letterario cui appartiene, vi sarà ** plagio di opera letteraria** – e dunque violazione della legge sul diritto d’autore – quando l’opera plagiaria presenti palesi affinità contenutistiche ovvero analogie e sovrapposizioni, quantunque mascherate, con la precedente opera plagiata.3

Si avrà, pertanto, una sostanziale riproduzione dell’opera originale, con differenze di mero dettaglio, frutto non di un apporto creativo, ma del mascheramento della contraffazione.

Va tenuto a mente, in ogni caso, che nella fattispecie di Plagio il rilievo va dato non alla possibile confusione tra due opere, alla stregua del giudizio d’impressione utilizzato in tema di segni distintivi dell’impresa, ma alla riproduzione illecita di un’opera da parte dell’altra, ancorché camuffata in modo tale da non rendere immediatamente riconoscibile l’opera originaria.4

L’incontro fortuito di creatività

Vi è tuttavia un’ipotesi in cui due opere identiche, equiparabili non nella loro base comune, ma nella loro creatività soggettiva, possono essere venute ad esistenza in modo parimenti originario. Dove l’apporto soggettivo che origina la creatività è del tutto inedito, scaturendo dalla sola rappresentazione personale degli autori.

Ogni autore può infatti aver creato la propria opera ignorando l’esistenza dell’altra opera identica. In tal caso si parla di “incontro fortuito di creazione. Ciò poiché entrambe le opere sarebbero frutto di autonomo e distinto istinto creativo, ed indipendenti tra di loro.

Pensiamo al caso della musica. Le note musicali sono solo 7. Può accadere certamente che più autori nella combinazione di tali 7 note arrivino a realizzare la medesima melodia.

Al contempo, anche nel settore del design può accadere che vi siano opere tra loro molto simili, ma tra loro certamente originali e non realizzate con l’intento di plagiare un’opera altrui.

Ciò è certamente possibile dal fatto che, come da giurisprudenza citata, e come visto anche in precedenza, si riconosce tutela anche al minimo apporto creativo, implicando un’esponenziale crescita del rischio di identità di apporti creativi.

Se si tutela ogni minimo sforzo produttivo di un’opera, anche una lieve variazione rispetto al concetto comunemente conosciuto e noto rientrerà nella disciplina del diritto d’autore.

Se, come detto, va riconosciuta l’esistenza dell’originalità dell’opera ogni qualvolta sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, ne consegue che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici5

Pertanto, laddove ognuno dei soggetti riesca a dimostrare che la propria opera è di origine creativa avrà diritto alla tutela prevista dalla legge sul diritto d’autore.

Il reale problema che soggiace a tale forma di tutela estesa è la prova dell’originalità della propria creatività.

I metodi risolutivi del conflitto di creatività

Tale problematica potrà essere risolta in diversi modi, tra i quali:

  1. La subordinazione alla novità oggettiva: riconoscendo in tal modo i diritti esclusivi derivanti dal diritto d’autore al soggetto che materialmente abbia creato per primo l’opera. In tal caso basta dimostrare in modo certo l’anteriorità del proprio diritto, per poter godere di quanto previsto a tutela della propria opera;
  2. Riconoscere ad entrambe le opere il carattere creativo, e pari tutela secondo la disciplina del diritto d’autore. In tal modo ogni opera in quanto soggettivamente frutto dell’ingegno di un soggetto autore avrebbe pari dignità e pari tutela, non rilevando alcun diritto precedente, ma la sola creatività in sé e per sé considerata.

Appare evidente che, a seconda della linea tenuta in sede di risoluzione della controversia, si avrà un diverso risvolto nel riconoscimento o meno di un diritto e della relativa privativa dell’opera.

In realtà appare auspicabile che il giudizio non prescinda da una valutazione in concreto dell’apporto intellettuale e soggettivo dell’opera, dovendo tradursi invece in una analisi concreta di ogni caso specifico, al fine di riconoscere tutela ad una soltanto o entrambe le opere.

Il problema si riduce, pertanto, se debba valutarsi il carattere creativo come novità oggettiva o come criterio soggettivo.

Va tenuto conto, infine, del grado di diffusione dell’opera intellettuale realizzata per prima. Pensiamo ad esempio al caso in cui l’autore realizzi una propria opera creativa, ma la tenga nascosta e decida di non pubblicarla. In tal caso il successivo soggetto che pubblichi un contenuto di pari apporto creativo, perfettamente coincidente all’opera creata per prima, non potrà, a detta dello scrivente, vedersi limitato nei diritti di sfruttamento economico. Ciò anche se la legge sul diritto d’autore prevede tutela per il primo autore per il solo fatto di aver creato l’opera.


  1. Cass. civ. Sez. I, 28/11/2011, n. 25173; 
  2. Trib. Firenze, 02/07/2014; 
  3. Cass. civ. Sez. I, 19/10/2012, n. 18037; 
  4. Cass. civ. Sez. I, 15/06/2012, n. 9854; 
  5. Cass. civ. Sez. I, 28/11/2011, n. 25173; 

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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