CAPIRE E CONOSCERE

Software e tutela del diritto d’autore. Il codice sorgente

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Scritto da Andrea Rinaldo

Il carattere “Creativo”, identificabile con il particolare modo con cui un soggetto (l’autore) costruisce, organizza e realizza l’opera, è un requisito fondamentale dell’opera dell’ingegno. Proviamo in questo articolo a capire quando è possibile definire un elaborato “creativo”, soprattutto con riferimento all’elaborato prettamente tecnico.

(Foto di Tim Lucas, Flickr)

Il nostro ordinamento, attraverso l’art. 1 della Legge sul diritto d’autore (L. 22 aprile 1941, n. 633) prevede protezione per tutte: “le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione.

Sono protetti anche i programmi per elaboratore, alla stregua di opere letterarie, nonché le banche di dati. L’importante è che si possa ravvisare una creazione intellettuale dell’autore con riguardo alle scelte stilistiche, di organizzazione o di particolare disposizione del materiale.

In ogni caso, l’art. 1 citato fonda la tutela dell’opera sul concetto di “creatività” dell’opera medesima, ovvero sull’esternalizzazione del concetto di “carattere creativo”, tale per cui un’opera possa o meno essere considerata creativa, quindi degna della tutela prevista dalla legge sul diritto d’autore.

Ma cosa si intende per carattere creativo? Il carattere creativo viene visto, da parte della giurisprudenza, come la personale rappresentazione dell’autore 1. Appare evidente pertanto che oggetto del giudizio di creatività non può essere un’opera che risulti frutto di una meccanica rappresentazione di un fatto, ma si deve avere contezza ed evidenza di una personale ed individuale espressione dell’autore dell’opera, anche se l’apporto dovesse essere minimo. Ciò che rileva è che tale apporto creativo sia suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore.

La tutela delle nozioni semplici

Nonostante ciò, si è affermato che l’opera è suscettibile di tutela anche laddove sia espressione di nozioni semplici. Ciò in quanto nella costante giurisprudenza di legittimità e di merito si è ribadito più volte il principio secondo cui la creatività è costituita dalla forma con cui l’idea è espressa. Per tale motivo, anche l’espressione di una idea che sia diffusa nell’opinione comune, ma filtrata dalla percezione soggettiva dell’autore, rientrerà certamente nella nozione di creatività.

Per tale ragione è ben possibile che un medesimo fatto o un insieme di idee semplici, un medesimo insieme di elementi narrativi – come la trama di un libro – vengano interpretati e rielaborati da più soggetti, dandone corpo e forma diversa, ognuna tutelata dal diritto d’autore.

Riportando quanto già deciso dal Tribunale di Firenze, con sentenza 02/07/20142: La creatività prevista dal citato art. 1 della L. 633 del 1941, non coincide con il concetto di creazione, originalità e novità assoluta. Un’opera dell’ingegno riceve protezione in ogni caso in cui sia riscontrabile in essa un atto creativo, seppur minimo, suscettibile di manifestazione nel mondo esteriore, con la conseguenza che la creatività non può essere esclusa soltanto perché l’opera consiste in idee e nozioni semplici, ricomprese nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia.”

Il concetto di creatività, quindi, non coincide con quello di novità assoluta, ma va ravvisato in un grado di originalità che sia idoneo a distinguere un’opera dalle altre.

Il punto cruciale, che va tenuto sempre in considerazione, è che la creatività non è costituita dall’idea in sé, ma dalla forma della sua espressione, ovvero dalla sua soggettività, di modo che la stessa idea può essere alla base di diverse opere che sono o possono essere diverse per la creatività soggettiva che ciascuno degli autori spende e che, in quanto tale, rileva ai fini della protezione.

Il particolare caso del linguaggio sorgente del Software

Nel caso del software, rimanendo in questa sede all’analisi della sola struttura del linguaggio sorgente con cui viene sviluppato – quindi non al design, o al modo in cui il linguaggio sorgente viene interpretato dalla macchina – molto spesso questo si compone di nozioni comunemente conosciute nel linguaggio tecnico.

Ricordiamo che con linguaggio sorgente si intende il testo di un algoritmo di un programma scritto in un linguaggio di programmazione da parte di un programmatore in fase di programmazione.

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Pensiamo ad esempio ad un sito web (anche se composto, più che da linguaggio sorgente, da linguaggi di markup è comunque equiparabile nel concetto) questo viene elaborato in un linguaggio comunemente conosciuto: il codice HTML, PHP, o attraverso l’utilizzo del codice CSS.

Senza entrare nel dettaglio tra codice oggetto, codice sorgete e linguaggio macchina, ma rimanendo alla pura valutazione del concetto di creatività adattato ad un linguaggio tecnico, che può essere l’espressione del codice di programmazione di un software o di un sito web, proviamo a chiederci, questo può rientrare nella tutela del diritto d’autore? può rientrare nel concetto di creatività?

L’art. 1 sopra citato indica infatti la tutelabilità del software per elaboratore alla stregua di opere letterarie, se da queste scaturisca una creatività intrinseca dell’opera. Ciò detto, va valutato se il codice di programmazione di un software abbia carattere creativo, essendo questo, il più delle volte, composto di nozioni semplici, comunemente conosciute dai programmatori.

In altri termini. Io posso scrivere un testo poetico in italiano. Il modo in cui utilizzo le parole, le concateno tra loro, e permetto al testo di assumere un significato nuovo sarà espressione della mia soggettiva creatività. Permettendo a tale testo di essere soggetto alla tutela di cui al citato art. 1.

La giurisprudenza si è posta lo stesso problema, arrivando a sostenere che la protezione offerta dal diritto d’autore – nell’ambito della tutela dei “beni letterari” – ai “programmi per elaboratori elettronici” (il c.d. “software” ) postula, al pari di quella relativa ad ogni altra opera, il requisito dell’“originalità” degli stessi.

Anche nel caso del “software”, al fine di stabilire se l’opera specifica (ossia il “programma”) sia frutto – o meno – di una elaborazione “creativa originale”, si rende necessario premettere e precisare che l'”originalità” e la “creatività” sussistono anche qualora l’opera in questione sia composta da idee e nozioni semplici comprese – in quanto tali – nel patrimonio intellettuale di persone aventi esperienza nella materia propria dell’opera stessa, purché esse risultino formulate ed organizzate in modo personale ed autonomo rispetto alle precedenti.3

Ciò che conta è infatti la formulazione e l’organizzazione personale ed autonoma. E’ solo il modo in cui l’autore decide di rielaborare tra loro i contenuti, concatenarli, mescolarli e restituirli che fa nascere il concetto di creatività.

Nel caso di un pittore non sono i colori a determinarne la creatività, ma il sapiente modo di mescolarli tra di loro. Lo steso accade nel caso dello sviluppatore software. Non è il linguaggio di programmazione a determinare la creatività, ma il modo in cui questo viene concatenato al fine di rispondere un output specifico.

Perché va riconosciuta tutela al Software

Perché riconoscere tutela al Software significa riconoscere al suo autore la tutela di un diritto alla paternità dell’opera ed un diritto allo sfruttamento economico dell’opera medesima.

In particolare i diritti riconosciuti in via esclusiva all’autore del programma per elaborare sono indicati all’art. 64-bis della citata legge sul diritto d’autore, e sono riassumibili così:

  • la riproduzione, permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma;
  • la traduzione, l’adattamento, la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, nonché la riproduzione dell’opera che ne risulti;
  • qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello
    stesso.

Esistono tuttavia dei limiti all’esercizio dei diritti esclusivi sopra riassunti, che è possibile rinvenire nei successivi artt. 64-ter e quater, relativi al diritto di copia privata, all’analisi del software per l’interoperatività dello stesso con altri programmi o per motivi di studio del software stesso. L’importante è che ciò non si traduca in una successiva distribuzione di un software simile.

Conclusione

Pertanto, a conclusione di questa breve disamina, appare evidente che il software (anche nel caso anche un sito web) può essere tutelato ai sensi della disciplina sul diritto d’autore, avuto riguardo al modo in cui questo viene sviluppato, organizzato ed elaborato.

Pertanto, anche nel caso del Software la tutela esiste e, sebbene non forte e specifica come quella posta a tutela di un brevetto, può essere comunque utilizzata al fine di riconoscere la paternità di un opera e tutti i diritti derivanti dallo sfruttamento economico della stessa.

Soprattutto con riguardo al Software la tutela riconosciuta dal Diritto d’Autore sarà legata al sapiente uso che l’autore dello stesso faccia delle tecniche redazionali del codice sorgente.

Attenzione però, qui abbiamo parlato del solo linguaggio sorgente, poiché siamo partiti dall’interpretazione letterale dell’art. 1 della legge sul diritto d’autore, che equipara la tutela del software alla tutela delle opere letterarie. Il punto è che il linguaggio sorgente nel momento in cui viene interpretato da un elaboratore può assume connotazioni differenti, distanti concettualmente dallo stesso linguaggio software utilizzato.

E’ evidente, infatti, che molte volte un software permette ad un elaboratore di svolgere determinate funzioni non in quanto viene scritto in un determinato linguaggio di programmazione, ma in quanto detto linguaggio di programmazione per come interpretato e riprodotto dall’elaboratore permette alla macchina che lo interpreta di restituire un determinato output.

Pensiamo ad un videogioco. L’output dato dal linguaggio di programmazione permette non solo di restituire una lista di operazioni, ma di elaborare tali informazioni per far rappresentate un’opera visiva ed auditiva. Allo stesso modo, il codice html, php o css alla base di un sito web permette all’utente di usufruire di tale sito web attraverso un’esperienza audio-visiva che va oltre allo stesso codice scritto, ma che diviene parte di un qualcosa di ulteriore e differente.

Nel particolare caso dei videogiochi, risalente giurisprudenza li ha giustamente equiparati ad un’opera cinematografica. Il Tribunale di Milano infatti ha ritenuto che “Il videogioco che costituisce il risultato prodotto dal programma è tutelato come opera appartenente alla cinematografia non ostando a tale conclusione il tipo di fruizione dell’opera da parte del giocatore la cui partecipazione attiva gli permette anzi un miglioramento del godimento dell’opera.”4

E’ importante rilevare che in questo caso il Tribunale ha espressamente fatto riferimento al “Risultato prodotto dal programma”. Il programma infatti è inteso nel suo linguaggio di codice sorgente.

Pertanto il concetto di “Creatività” – legato al solo e semplice codice sorgente – va rapportata al modo in cui tale codice sorgente viene elaborato, organizzato e rappresentato, non a come appare successivamente all’interpretazione di tale testo da parte dell’elaboratore. Le due fasi vanno infatti distinte, apparendo collegate, ma soggette a differente tutela.

Infatti, la tutela di cui all’art. 1 qui citato non impedisce l’applicabilità anche di altre forme di tutela del software, che vedremo successivamente, ad esempio la tutela legata al design, la tutela cinematografica o la tutela legata al brevetto Software europeo o USA.


  1. Trib. Firenze Ordinanza, 08/07/2013; 
  2. vedi anche Cass. civ. Sez. I, 28/11/2011, n. 25173; 
  3. Cass. civ. Sez. I, 12/01/2007, n. 581, Cass. civ. Sez. I, 13/06/2014, n. 13524; 
  4. Trib. Milano, 20/06/1988; 

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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