PRIVACY

Il limite al divieto di sorveglianza del lavoratore. La tutela del patrimonio aziendale

Non sempre l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (divieto di controllo a distanza) appare applicabile a tutela dei lavoratori. Ci sono fattispecie non ricomprese, come la tutela del patrimonio aziendale, che permettono di effettuare delle videoriprese ed utilizzare le prove raccolte in giudizio. Vediamo quando.
Mike Mozart

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La videosorveglianza dei lavoratori dipendenti

Il tema della videosorveglianza dei lavoratori dipendenti è sempre tema molto caldo, soprattutto laddove si parli di diritto alla privacy di questi, da contemperare al diritto alla tutela del patrimonio aziendale.

In particolare, quando si parla di videosorveglianza dei lavoratori dipendenti il disposto a cui si deve necessariamente fare riferimento è l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (L. 300/70), richiamato anche dall’art. 114 del Codice Privacy, il quale prevede:

ART. 4 – Impianti audiovisivi.

È vietato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori.
Gli impianti e le apparecchiature di controllo che siano richiesti da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro, ma dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, possono essere installati soltanto previo accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro, dettando, ove occorra, le modalità per l’uso di tali impianti.

[…]

In breve, sono evidenti alcuni punti:

  • non è possibile utilizzare impianti audiovisivi per effettuare un controllo a distanza dei lavoratori;
  • nel caso in cui sia necessario installare un impianto di controllo per fini di sicurezza o organizzazione aziendale è necessario un accordo con le rappresentanze sindacali;

La ratio di tale disposto normativo, dunque, è quella di prevenire un controllo sul lavoratore, finalizzato a verificare il corretto adempimento dell’obbligazione contrattuale (rapporto di lavoro). Ciò tuttavia deve avvenire senza impedire all’imprenditore di poter installare telecamere per esigenze che vanno oltre il mero controllo del lavoratore, come le necessità di organizzazione dell’azienda o la sicurezza sul lavoro. In tal caso sarà possibile installare delle telecamere, ma sotto particolari prescrizioni, come il consenso da parte delle rappresentanze sindacali.

L’utilizzabilità della prova acquisita

Ne consegue che laddove la telecamera installata abbia il fine di videosorvegliare i dipendenti, o comunque venga installata in assenza delle prescrizioni previste dall’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori, la prova acquisita non sarà utilizzabile.

Non potrà pertanto procedersi al licenziamento del dipendente solo sulla base delle riprese video acquisite illecitamente.

Detto questo, risulta di tutta evidenza la recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione, la n. 3122 del 17-02-2015, secondo cui si precisa che l’applicabilità dell’art. 4 sopra citato è circoscritta alle telecamere installate per il controllo dei dipendenti, nonché alle telecamere installate per esigenze organizzative, che siano dirette ad accertare comportamenti illeciti dei lavoratori circa l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro.

Diverso è il caso in cui le stesse telecamere siano installate “ai fini di tutela di beni estranei a rapporto stesso“, come potrebbero essere le telecamere finalizzate alla tutela del patrimonio aziendale.

Pertanto, a detta della Suprema Corte, esula dal campo di applicazione della norma il caso in cui il datore abbia posto in essere verifiche dirette ad accertare comportamenti del prestatore illeciti e lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale, la cui tutela, come detto, è svincolata dai limiti e dalle garanzie procedurali di cui al citato art. 4 dello Statuto dei lavoratori.

Va considerato, inoltre, che tale decisione non appare essere un caso isolato, rafforzando invece la precedente linea giurisprudenziale, dettata con Cassazione 23/02/2012, n. 2722, secondo cui:

“È legittimo, e non è assoggettato agli oneri contemplati dall’art. 4, legge n. 300/1970 (Statuto dei lavoratori), il controllo della posta elettronica aziendale del dipendente effettuato dal datore di lavoro quando lo stesso controllo non è diretto ad accertare l’esatto adempimento delle obbligazioni discendenti dal rapporto di lavoro ma, piuttosto, la condotta illecita del lavoratore che integri lesione del patrimonio aziendale.

Concludendo, appare evidente la sottile linea che distingue tra l’applicabilità o meno delle tutele previste dall’art. 4 citato, potendo il datore di lavoro avvalersi delle prove raccolte ogni qual volta riesca a dimostrare che l’utilizzo delle telecamere era finalizzato a tutelare il proprio patrimonio aziendale.

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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