PRIVACY

Il consenso informato del paziente. Prove di riduzione della burocrazia

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Scritto da Andrea Rinaldo

Nell’ordinamento italiano esiste un principio fondamentale, ovvero che il trattamento dei dati può essere effettuato solo con il consenso del soggetto a cui i dati si riferisco. Ciò vale anche in ambito medico. Vediamo però cosa è stato proposto recentemente dalle provincie autonome di Trento e Bolzano, oltre che dalla regione Friuli, alla Conferenza Stato-Regioni.

(Foto diElentir, Flickr)

I presupposti normativi

Come accennato più volte all’interno di questo blog, esiste un fondamentale assunto contenuto all’interno del Codice per la Protezione dei Dati personali (il D.Lgs. 196/2003) secondo cui i dati possono essere trattati solo con il consenso dell’interessato.1

In particolare, per quanto attiene ai trattamenti sanitari, appaiono di evidente interesse gli articoli da 74 a 84, contenuti nel Titolo V del Codice della Privacy, denominato “Trattamento di dati personali in ambito sanitario”.

Attraverso tali disposizioni normative il legislatore ha voluto disciplinare il modo in cui avviene il trattamento dei dati in ambito sanitario. Detto brevemente, nel caso di organismi sanitari pubblici, o di esercenti professioni sanitarie, si dovrà sempre ottenere il consenso dell’interessato al trattamento dei dati, ma questo potrà essere raccolto anche in forma semplificata.

Ad esempio, l’art. 81 del Codice prevede che il consenso al trattamento di dati idonei a rivelare lo stato di salute possa essere manifestato:

  • in un’unica dichiarazione;
  • anche oralmente, purché sia documentato con annotazione dell’esercente la professione sanitaria o dell’organismo sanitario pubblico;

Il problema del trattamento dei dati sensibili

Il problema è che la normativa parla di consenso al trattamento dei dati. Tuttavia nel caso di trattamento effettuato da medici e strutture sanitarie capita spesso che si parli di dati sensibili.

Ricordiamo che i dati personali vanno distinti in dati identificativi, dati sensibili e dati giudiziari.

La definizione di Dati Sensibili, a norma dell’art. 4, lett. d, del Codice, comprende tutti i:

dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale.

In particolare, il Codice Privacy all’art. 23 prevede che nel caso di dati sensibili il consenso debba essere manifestato per iscritto.

Cosa si è cercato di cambiare

Ciò detto in premessa può apparire una limitazione, ovvero un rallentamento all’intervento sanitario. Ciò che le sopra indicate Province, nonché la Regione Friuli, hanno cercato di affermare è che la salute deve essere sempre anteposta alla tutela della riservatezza dei dati.

In realtà – senza voler entrare nel dibattito sul bilanciamento tra diritto alla salute e diritto alla riservatezza – tale problema appare non essere del tutto attuale. In taluni casi la resa dell’informativa, infatti, può essere fatta anche oralmente, così come la manifestazione del consenso, anche nel caso di trattamento di dati sensibili.

Ciò nonostante le provincie autonome di Bolzano e Trento, oltre che la regione Friuli, hanno proposto di introdurre l’istituto del Silenzio Assenso per l’espressione del consenso finalizzato al trattamento dei dati del paziente.

In sostanza, anziché chiedere al paziente il consenso al trattamento dei suoi dati, questo sarebbe presunto dal silenzio dello stesso paziente e dalla sua non opposizione. Quindi, per il fatto stesso che si accede alle cure mediche si accetta di essere sottoposte alle stesse senza ricevere alcuna informativa circa le modalità di trattamento dei propri dati sanitari, di fatto astraendo il concetto stesso di consenso informato, che, per definizione deve essere un “consenso”, non una mera accettazione di uno status quo.

L’opinione del Garante per il Trattamento dei Dati

In ogni caso il Garante, con lettera datata 19.02.2015 e sottoscritta dall’Avv. Giuseppe Busia, indirizzata alla Conferenza permanente per i rapporti fra lo Stato, le Regione e le Provincie Autonome, ha bocciato tale iniziativa, che sarebbe risultata estremamente ed ingiustificatamente lesiva degli interessi dei pazienti.

In particolare il Garante ha ricordato che ai rapporti sanitari sono applicabili le predette misure semplificate, e che soprattutto: “in deroga alla forma scritta prevista per i dati sensibili, è ammessa l’espressione orale del consenso (purché sia annotato) e, soprattutto, è possibile prestare un unico consenso a fronte di trattamenti di dati effettuati anche da più soggetti per finalità di tutela della salute o dell’incolumità fisica dell’interessato”.

In particolare il Garante ha tenuto a precisare non solo che esistono le predette misure semplificate, ma che le stesse sono applicabili anche al trattamento dei dati sensibili (riguardanti, come detto, l’origine razziale, o i dati che informino sulle condizioni sessuali di un paziente), in completa deroga dell’art. 23, che prevede che il consenso al trattamento dei dati sensibili vada raccolto unicamente per iscritto.

Alla luce di quanto esposto, è importante sottolineare che la bocciatura della richiesta di passaggio al regime del silenzio assenso non è legata unicamente alla scarsa tutela che ne deriverebbe per il paziente, ma bensì dal fatto che già esistono strumenti notevolmente semplificati, applicabili in velocità anche ai casi di reale urgenza. Quindi non vi è alcuna reale necessità di effettuare una riforma così radicale e pervasiva, come quella proposta.

Il quadro normativo realizza già, infatti, un equo bilanciamento degli interessi in gioco e la piena tutela dei diritti fondamentali della persona sia alla protezione dei dati personali, sia alla salute.


  1. Art. 23 del Codice Privacy. 

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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