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Ebook ed aliquota IVA ridotta. Sulla differenza tra libro elettronico e cartaceo

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Scritto da Andrea Rinaldo

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea torna a discutere in merito all’aliquota IVA applicabile ai libri in formato elettronici. Proviamo a capire perché non può applicarsi l’aliquota ridotta alle cessioni di ebook.

(Foto di Maria Elena, Flickr.com)

Il quadro normativo

L’Imposta sul Valore Aggiunto ha origine comunitaria, nel senso che la disciplina nazionale dell’IVA, applicabile negli stati, trae origine dalla direttiva 2006/112/CE relativa al “sistema comune d’imposta sul valore aggiunto“.

Tuttavia, in quanto non direttamente applicabile negli stati membri, vengono unicamente delle “direttive” che successivamente dovranno essere recepite da ciascun Stato, mediante disposizioni interne.

Ciò implica che, laddove vi siano contrasti circa l’interpretazione della suddetta direttiva da parte degli Stati membri, dovrà ricorrersi alla Corte di Giustizia Europea per chiarire ogni dubbio, tramite lo strumento del rinvio pregiudiziale. Al contempo, laddove uno Stato membro non applichi correttamente la suddetta direttiva, potrà aprirsi una procedura di infrazione nei suoi confronti, a cui seguirà un termine per adempiere alle prescrizioni impartite ed una eventuale sanzione.

Ciò detto a noi interessa, ai fini della presente trattazione, quanto disposto dall’art. 98 della Direttiva 2006/112/CE, contenuto nella sezione II, del capo 2, del titolo VIII della stessa, relativo alle “Aliquote ridotte” applicabili dagli stati membri, che così recita:

  1. Gli Stati membri possono applicare una o due aliquote ridotte.
  2. Le aliquote ridotte si applicano unicamente alle cessioni di beni e alle prestazioni di servizi delle categorie elencate nell’allegato III.
    Le aliquote ridotte non si applicano ai servizi di cui all’articolo 56,
    paragrafo 1, lettera k)
    .
  3. […]

In particolare, il punto due del riportato art. 98 richiama l’allegato III, che al punto 6 prevede espressamente l’applicabilità dell’aliquota ridotta alla fornitura di libri, inclusi quelli in locazione nelle biblioteche (compresi gli stampati, i fogli illustrativi ed il materiale stampato analogo, gli album, gli album da disegno o da colorare per bambini, la musica stampata o manoscritta, le mappe e le carte idrografiche o altri tipi di carte), giornali e periodici, escluso il materiale interamente od essenzialmente destinato alla pubblicità”

Lo stesso articolo 98, tuttavia, richiama anche l’art. 56, paragrafo 1, lettera k) de facto escludendo l’applicabilità delle aliquote ridotte ai “servizi prestati per via elettronica”.

In altri termini, laddove lo stato lo decida, potrà applicarsi l’aliquota ridotta per la vendita di libri, ma se il servizio viene prestato in via elettronica si dovrà sempre applicare l’aliquota ordinaria.

Cos’è un libro?

Ora la questione diviene molto più di concetto, sul significato del termine libro.

Il problema è capire se un ebook possa essere considerato un libro, quindi usufruire dell’aliquota ridotta (Ai sensi dell’allegato III citato), oppure debba essere considerato alla stregua di un servizio, con l’applicazione dell’aliquota ordinaria (ai sensi del citato art. 98, comma 2, della Direttiva 2006/112/CE).

Un primo sguardo alla causa C-219/13 CGUE

Già con sentenza dell’11.09.2014, nella causa C-219/13, avente ad oggetto la richiesta di pronuncia pregiudiziale promossa dal Korkein hallinto-oikeus (Finlandia), nei confronti di K Oy, una società che distribuiva libri in formato digitale applicando l’aliquota ridotta.

In tale causa la Corte di Giustizia dell’Unione Europea si è dovuta scontrare con il problema del dover stabilire se un libro andava considerato sempre come tale, anche prescindere dal supporto su cui era diffuso, in applicazione del principio di neutralità fiscale.

La neutralità fiscale, infatti, è quella caratteristica tipica di un tributo per cui lo stesso non deve influenzare le decisioni ed i comportamenti dei contribuenti di modo tale da incidere sull’attività economico-produttiva. In particolare, applicare una diversa aliquota a libri ed ebook sarebbe in violazione di tale principio, in quanto potrebbe portare il consumatore a scegliere un prodotto al posto di un altro, proprio in relazione al differente prezzo risultante a seguito dell’applicazione dell’imposta.1

Detto in termini più semplici. Se, a parità di base imponibile (prezzo prima dell’imposta) tra ebook e libri, a seguito dell’applicazione dell’imposta il libro cartaceo costasse di meno, tale differenza di prezzo sarebbe certamente idonea a far propendere il consumatore per una scelta diversa (acquistare il libro cartaceo), rispetto a quella che farebbe a parità di prezzo.

Ricordiamo che ad oggi (2015) l’IVA sui servizi va calcolata in base all’aliquota vigente nel territorio di destinazione del servizio. Per cui, in Italia i libri cartacei scontano sempre l’IVA al 4%, ma da gennaio 2015 gli ebook sono passati dall’IVA calcolata nel paese di origine (Amazon vendendo dal Lussemburgo applicava la VAT al 15%) a quella del paese di destinazione, vale a dire il 22% nel nostro paese.

Ciò detto appare evidente che classificare un ebook come un libro cartaceo è di notevole interesse, spostando il prezzo finale dello stesso di un 4% o del 22% in base a come lo si inquadri.

Come detto, nella causa C-219/13 ci si è interrogati circa la natura dei libri in formato elettronico, ovvero disponibili sotto forma di file elettronici, contenuti in supporti fisici come CD, CD-ROM, chiavette USB o prodotti equivalenti, che riproducono libri comparsi originariamente in formato cartaceo. [..]. Un libro digitale riproduce, sostanzialmente, il contenuto di un libro disponibile originariamente in formato cartaceo, di cui richiama in linea di principio l’aspetto esterno e la struttura, su un supporto fisico come un CD o una chiavetta USB, e può essere caricato su un computer o su un lettore appropriato. Le versioni digitali possono tuttavia differire per il loro contenuto e la loro struttura dai libri stampati su carta.

Nella sentenza conclusiva di tale procedimento C-219/13, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea arrivava a dire che Alla luce di quanto esposto, spetta al giudice del rinvio verificare, […], se detti libri presentino proprietà analoghe e rispondano agli stessi bisogni in funzione di un criterio di comparabilità nell’uso al fine di verificare se le differenze esistenti influiscano o no in modo considerevole o rilevante sulla decisione del consumatore medio di optare per l’uno o per l’altro di tali libri.

La Corte, concludeva, infatti sostenendo che se gli elementi distintivi tra i due prodotti sono determinanti dal punto di vista del consumatore medio, non viola il principio di neutralità fiscale il fatto che nello stato membro vi sia una distinzione tra l’aliquota IVA applicata ai libri stampati su supporti cartacei e quelli distribuiti in formato elettronico.

Tuttavia, se ciò che al consumatore medio importa è essenzialmente il contenuto simile di tutti i libri, indipendentemente dal loro supporto, o dalle loro proprietà, l’applicazione selettiva di un’aliquota IVA ridotta non è giustificata.

Pertanto, ci si concentrava in primo luogo sul contenuto del libro, indipendentemente dal supporto.

Vale a dire che, secondo tale precedente giurisprudenziale, se il consumatore acquista un ebook, invece di un libro stampato su carta, non tanto per i contenuti multimediali di questo o per la portabilità, ma per il contenuto in sè, per la storia raccontata o per le passioni trasmesse, allora vi sarebbe violazione del principio di neutralità fiscale nell’applicare due aliquote distinte.

La distinzione, secondo tale orientamento, va fatta sui benefici derivanti dall’utilizzo di un determinato mezzo, e dal modo in cui l’interattività cambia al variare del supporto su cui si fruisce del contenuto.

Cosa è cambiato con le sentenze C-479/13 e C-502/13 del marzo 2015?

In ogni caso rimaneva dubbia l’applicabilità dell’aliquota ridotta d’imposta, dovendo valutare l’intenzione del consumatore medio rapportata al luogo in cui questo operava ed alle intenzioni. Nemmeno aiutava la formula dubitativa con cui la Corte pronunciava la propria decisione, sopra riportata, senza decidere se effettivamente vi fosse una violazione.

Con le due sentenze del 5.03.2015, a chiusura dei procedimenti C-479/13 e C-502/13, riguardanti procedimenti di infrazione nei confronti di Francia e Lussemburgo – le quali permettevano l’applicazione delle aliquote ridotte del 5,5% e del 3% alle cessioni di libri elettronici – la Corte ha definitivamente statuito che gli ebook debbano essere considerati alla stregua di servizi, per la loro natura di essere sostanzialmente separati dal supporto fisico che ne permette la fruzione.

In altri termini. La Corte ha precisato che i libri digitali, forniti mediante scaricamento o trasmissione continua («streaming») a partire da un sito web, consultabili mediante l’uso di un computer, uno smartphone, un lettore di libri elettronici (ebook reader) o qualsiasi altro sistema di lettura non scontano l’aliquota ridotta.

La Corte, differentemente da quanto dichiarato in precedenza, si è soffermata sull’interpretazione letterale di quanto indicato nell’allegato III della direttiva 2006/112/CE, secondo cui può essere assoggettata ad aliquota ridotta la fornitura di libri su qualsiasi tipo di supporto fisico.

Stante tale interpretazione l’aliquota IVA ridotta parrebbe applicabile all’operazione consistente nel fornire un libro che si trova su un supporto fisico, e qualsiasi altra interpretazione sarebbe atta a privare del loro senso i termini «su qualsiasi tipo di supporto fisico» che appaiono in detto punto.

Ciò detto, per la fruizione di un libro in formato elettronico appare evidente che il prodotto “ebook” non è più fornito assieme al supporto, venendo da questo svincolato. Ne consegue che, per come letto dalla Corte di Giustizia, il punto 6 dell’Allegato III sopra citato non include nel suo ambito di applicazione la fornitura di libri elettronici.

Vi è di più. Detta interpretazione sarebbe comprovata anche dal fatto che l’ebook, per come fornito, appare essere propriamente un servizio, in quanto la fornitura di libri elettronici non può essere considerata come una «cessione di beni», non potendosi il libro elettronico qualificare come bene materiale. Per come detto, infatti, il supporto fisico che consente la lettura di tale libro – qualificabile come «bene materiale» – non è presente al momento della fornitura.

Pertanto, la fornitura di libri in formato elettronico sarebbe una prestazione di servizi che sconta l’aliquota ordinaria (in applicazione del citato 98, comma 2), poiché completamente svincolata dal supporto entro cui viene usufruita, così da risultare in alcun modo ricompresa nel punto 6 dell’Allegato III sopra richiamato.

Nemmeno sarebbe applicabile il principio di neutralità fiscale a tal caso, in quanto questo, anche prevedendo un generale principio di parità di trattamento fiscale, comunque non consente di estendere l’ambito d’applicazione di un’aliquota IVA ridotta stante l’assenza di una disposizione non equivoca.

Concludendo

In conclusione appare evidente il cambio di tendenza avuto dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

In realtà la stessa CGUE nella disamina delle sopra citate cause C-479/13 e C-502/13 ha sostenuto che il ragionamento fatto sul principio di neutralità fiscale, di cui alla precedente richiamata causa C-219/13, partiva da premesse errate. Non ci si doveva soffermare, a detta della Corte, sulla identità dei contenuti, ma sul supporto entro cui detti contenuti erano distribuiti. Così facendo si è potuta dare una interpretazione letterale dell’allegato III sopra indicato, de facto facendo rientrare anche gli ebook nell’applicabilità dell’aliquota ordinaria d’imposta.

Non vi è dubbio che ora c’è il grosso rischio dell’avvio della procedura di infrazione anche nei confronti dell’Italia, stante che nel nostro paese si applica l’aliquota del 4% alle cessioni degli ebook.


  1. sentenze Commissione/Francia, C‑384/01 e The Rank Group, C‑259/10 e C‑260/10; 

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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