CAPIRE E CONOSCERE PRIVACY

Social network tra rischi, responsabilità e potenzialità

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Scritto da Giuliano Bovo

Internet apre nuove vie per le comunicazioni, i commerci, l’imprenditorialità e il lavoro.
Tuttavia, rappresenta anche una nuova fonte di rischi. Un’iniziativa educativa ha portato tra i banchi di scuola il tema della privacy e della responsabilità nel campo dei social network.

(Immagine di copertina di Daniel Iversen, Flickr)

Il 23 gennaio 2015, presso la scuola paritaria “Rogazionisti” di Padova, si è svolto un incontro educativo a cui hanno partecipato alcune classi della scuola secondaria di I grado che ha visto la presenza anche dei genitori. L’incontro è stato tenuto dall’Avvocato Antonio Zago e dal Dottor Giuliano Bovo, componenti della Commissione informatica dell`Ordine degli Avvocati di Padova, appassionati di diritto informatico.

L’incontro si è subito aperto con un momento significativo, nella sua semplicità, certamente inaspettato per gli allievi presenti. È stato loro chiesto di consegnare lo smartphone. Malgrado la giovanissima età dei presenti, il numero di cellulari, tutti con funzionalità avanzate, consegnati dai ragazzi è stato ragguardevole.

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I ragazzi, tra i 13 e i 14 anni, hanno immediatamente riconosciuto quasi tutti i loghi associati ai maggiori social network, in particolar modo Facebook, Youtube, Whatsapp e Pinterest. Con meraviglia hanno appreso che, oltre i confini Europei, sono maggiormente famosi altri social network, quali il russo VKontakte e il cinese Qzone.

Apparentemente, del tutto sconosciuto è il modello di business adottato dai social network più famosi, né tantomeno i limiti d’età minima per l’iscrizione al servizio previsti dal regolamento d’utilizzo di Facebook e di altri social network.

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Dopo una breve introduzione, condita da alcune statistiche che dimostrano che proprio le fasce d’età più giovani sono le maggiormente coinvolte dai social network, si è immediatamente affrontato il problema di come possa essere tutelata la riservatezza, la propria e l’altrui immagine sulla rete.
In particolare, si è sottolineato ai ragazzi che le informazioni inserite nei social network possono essere non solo fonte di imbarazzo, ma anche di responsabilità in ambito civile e penale oltre a poter divenire, poi, di estrema rilevanza, nell’ambito di una futura carriera lavorativa.

Certamente sentito, in particolare dai genitori presenti, il tema della sicurezza avverso soggetti pericolosi (stalker, predatori sessuali), che potrebbero usare le informazioni contenute nei social network per ricostruire le abitudini e gli spostamenti di potenziali vittime.

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Affrontando il tema della privacy e della sicurezza della rete, sono stati individuati i soggetti maggiormente coinvolti e responsabilità della moderna, quotidiana erosione della partizione tra privato e pubblico.
Il mercato, attraverso i social network, le banche dati commerciali, i rivenditori di contatti e informazioni personali, le società di marketing.
La criminalità: sono stati illustrate ai ragazzi le sempre più comuni fattispecie di reato “digitale”: la sostituzione di persona e il furto d’identità, la truffa e la frode informatica commessa con sostituzione di identità digitale.
Da ultimo, è stata sottolineata la non estraneità degli stessi governi, che con operazioni di intelligence ad amplissimo raggio hanno in certi casi violato i diritti costituzionali dei propri cittadini.

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Illustrando una giornata tipo di qualsiasi ragazzo moderno, gli studenti hanno compreso come la realtà quotidiana sia costellata da comportamenti ormai considerati “normali”, ma che hanno rilevanti conseguenze e rischi. Dalla rivendita delle abitudini di navigazione da parte dei motori di ricerca e dei social network, ai sensori di movimento e GPS degli smartphone che localizzano l’utilizzatore in ogni istante. Questo aspetto, di grande interesse per i genitori presenti, ha sollecitato l’attenzione anche dei ragazzi, ignari che le foto caricate su alcuni social network venissero automaticamente collegate ai dati GPS forniti dal cellulare, consentendo, all’atto pratico, a soggetti non autorizzati una sorta di “pedinamento” a distanza, mediante gli strumenti forniti dal social network o da aggregatori di dati esterni. Di primario interesse, infatti, è stato trasmettere il concetto che i pur utili servizi offerti da molti operatori della rete nascondono importanti lesioni della riservatezza degli utenti.

Particolare curiosità hanno destato le implicazioni legali correlate alla diffusione di video tramite Youtube. Il sottile discrimine determinato dal “fair use” è di difficile comprensione da parte di molti, tuttavia una serie di esempi basati sulla vita quotidiana dei ragazzi ha consentito una buona trasmissione dei concetti fondamentali alla base di quest’eccezione all’applicazione del copyright. Senza dubbio i ragazzi volevano sapere se i loro “Youtuber” preferiti (o loro stessi) stessero commettendo o meno un illecito civile o penale caricando il video di “Gameplay” del videogioco più in voga.

Tecnicamente complesso, per molti, ma velocemente recepito dai ragazzi è stato il concetto di “cloud”, associato anche a recenti scandali che hanno leso permanentemente l’immagine di popolari membri del mondo dello spettacolo. Scandali che sono originati da pratiche rischiose, quali, perlappunto, l’archiviazione nel on-line delle proprie foto personali, pratica dalla quale i ragazzi sono stati fortemente ed efficacemente dissuasi.

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Nonostante gli aspetti negativi, sono stati evidenziati anche gli aspetti positivi dei social network, dal punto di vista dell’analisi e dell’ottimizzazione commerciale della produzione e della distribuzione, nonché gli aspetti più ovvi, quali la facilitazione delle comunicazioni e, di conseguenza, la diffusione di idee positive e foriere di progresso, senza dimenticare l’importante “piazza” costituita da tali ambiti, nei quali valorizzare la propria immagine e i propri talenti.

Ciò che, alla fine, è stato comunicato ai ragazzi è che il nuovo modo di vivere proposto da queste piattaforme si pone in contrasto con un valore oggi dimenticato: quello della privacy.
Un valore che, però, viene ancora tutelato dalla legge e che è necessario tenere sempre in considerazione nel momento in cui si diffonde un’informazione che possa costituire un dato personale suscettibile di tutela legale. Una tutela dalla quale discendono responsabilità per le quali i ragazzi e i loro genitori possono dover rispondere.

La lezione ha approfondito tematiche tecniche di alto livello quali le possibili violazione della privacy degli utenti dei sistemi di domotica e le più diffuse tecniche di cyber-crimine (il ransomware Cryptolocker, il fenomeno del ratting), ma non si è limitata a una elencazione di diritti, doveri e soluzioni tecniche.
Ha, invece, affrontato il fenomeno del cyber-bullismo diffondendo un importante messaggio: i soggetti che si rendono responsabili di atti di bullismo sono criminalmente perseguibili e sanzionati e le vittime non devono sentirsi in alcun modo colpevoli o impotenti. Devono, invece, comunicare quanto prima a genitori e insegnanti tali comportamenti aberranti. A tale scopo è stata oggetto di apprezzamento e menzione l’iniziativa del Ministero dell’Interno “Esci dal silenzio” ed è stato comunicato il numero di SMS (43002) al quale fornire segnalazioni anonime circa le attività di spaccio di sostanze illegali e di bullismo.

La risposta entusiasta avuta, in primo luogo dai genitori e dagli insegnanti, ma anche dai ragazzi e la curiosità da quest’ultimi manifestata, suggerisce che il tema debba essere ulteriormente approfondito e la ricerca diffusa in ulteriori momenti formativi.

Info sull'Autore

Giuliano Bovo

Praticante avvocato, abilitato al patrocinio. Responsabile settore "Giustizia Telematica" per l'associazione di categoria "Movimento Forense", sez. PD-VI. Mi occupo di ICT svolgendo anche attività di consulenza e formazione per gli studi legali.

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