E-COMMERCE

I problemi derivanti dalla mancata piena applicazione della riforma dell’e-commerce. Un diritto di recesso “allungato”

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Scritto da Andrea Rinaldo

Il mancato recepimento delle modificazioni legislative in materia di commercio elettronico, connesse ad una scarsa attenzione posta al momento della redazione delle condizioni generali di contratto da applicare al proprio sito di e-commerce, o nella revisione di queste, può comportare una serie di svantaggi per i professionisti. Vediamo in concreto cosa succeda laddove il professionista non abbia provveduto ad aggiornare nelle proprie condizioni di vendita (quelle cose linkate in fondo al sito e scritte in legalese) il termine a favore del consumatore per l’esercizio del diritto di recesso, passato da 10 a 14 giorni nel giugno 2014.

(Foto di StormKatt, Flickr)

La riforma dell’e-commerce di giugno 2014

Con il D.Lgs. 21/2014, nel recepire la direttiva 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, sono stati riformati gli articoli da 45 a 67 del D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo). Tale modifica è applicata in automatico a tutti i contratti conclusi successivamente al 13.06.2014, quindi, in concreto, ad ogni singola vendita fatta tramite un sito e-commerce successivamente a tale data.

In particolare detta riforma riguarda, tra l’altro, l’innalzamento del tempo a disposizione dei consumatori per poter recedere dagli acquisti effettuati a distanza, ovvero per gli acquisti effettuati anche online.

Secondo la nuova previsione normativa, infatti, a seguito della conclusione di un acquisto a distanza il consumatore ha a diposizione ben 14 giorni per poter decidere di recedere dall’acquisto, senza alcun costo, se non quello della restituzione della merce1.

Un’adozione a singhiozzo

Tuttavia pare che detta riforma sia passata abbastanza in secondo piano. Da una semplice ricerca in Google, prendendo come termini di ricerca “Dirittio di Recesso” e “10 giorni”, come dimostrato qui, tralasciati i primi risultati (relativi ad articoli che indicavano il passaggio dai 10 ai 14 giorni), si può ben vedere come molti siti di e-commerce presentino ancora la dizione dei 10 giorni per la riconsegna dei beni

Ciò rappresenta un problema non tanto per il consumatore, bensì per il venditore. Infatti la medesima normativa prevede che se il professionista non fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso, il termine per l’esercizio di tale diritto aumenta a 12 mesi, decorrenti dalla fine del periodo di recesso iniziale. Vi può essere tuttavia una sanatoria laddove il professionista fornisca l’informativa al consumatore entro i 12 mesi. In tal caso il decorso dei 14 giorni verrà computato dal giorno dell’informativa resa.

Ciò significa che nei casi sopra indicati, trovati con una semplice scorsa in uno dei principali motori di ricerca, i consumatori accettando all’atto di acquisto le condizioni generali previste nel sito, avranno a lovo favore ben 12 mesi per recedere dal proprio acquisto, senza alcun obbligo di specificare i motivi per cui desiderano recedere, e senza possibilità alcuna in capo ai professionisti di potersi oppore all’esercizio di tale diritto.

Per questo, e per tanti altri motivi, occorre fare attenzione alle condizioni generali di contratto presenti sul proprio sito di e-commerce. Infatti, cosa che spesso viene sottovalutata, le condizioni generali di acquisto, TOS, o in qualunque altro modo vengano denominate, sono niente più e niente meno che il contratto di acquisto che intercorre tra Professionista e Acquirente. Nel caso in cui sorgano problematiche inerenti all’acquisto è a tali condizioni generali o condizioni di vendita che si dovrà fare in primo luogo riferimento per risolvere le eventuali controversie.


  1. Il costo della restituzione è dovuo solo laddove previsto. La normativa, siccome riformata, prevede che se non è indicato su chi grava il costo di restituzione dei beni questi siano a carico del venditore. 

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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