INTERNET

In Internet non tutta l’attività informativa di sostanze stupefacenti costituisce reato

Spesso ci si chiede come venga considerata, dalla legislazione italiana, l’attività informativa relativa a sostanze stupefacenti e psicotrope fatta attraverso la creazione di luoghi di condivisione virtuale, quali siti web e forum. Secondo la più recente interpretazione giurisprudenziale (Cass. SU del 18/10/2012, n. 47604), infatti, non tutta l’attività informativa effettuata a mezzo internet, in riferimento a queste particolari sostanze, costituisce reato. Analizzeremo di seguito le condizioni che permettono di identificare le situazioni di illecito.

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Una forma di libera manifestazione del pensiero

E’ opportuno premettere che l’art. 82 del D.P.R. 309/90 (testo unico in materia di sostanze stupefacenti) punisce esclusivamente le condotte di istigazione, proselitismo ed induzione all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope con la reclusione da uno a sei anni oltre la multa da lire due milioni a dieci milioni.

Non integra, invece, alcun reato chi crea un apposito sito internet finalizzato alla vendita di semi di cannabis, attraverso il quale svolga anche una attività informativa in merito ai costi delle differenti sostanze dopanti, ai rispettivi effetti terapeutici ed ai relativi danni che l’utilizzo di tali sostanze cagionino alla salute.

Tale condotta sembrerebbe infatti non integrare il reato di cui al citato art. 82 t.u. stupefacenti, in quanto non finalizzate ad istigare e/o indurre gli utenti del web all’utilizzo delle medesime sostanze. Tale attività consisterebbe invero in una libera manifestazione del pensiero, diritto costituzionalmente tutelato dall’art. 21 della Costituzione.

Non costituisce nemmeno reato la creazione ed amministrazione di forum volti allo scambio di opinioni ed esperienze personali circa la coltivazione ed il consumo di queste sostanze, purché queste non siano dirette a fornire supporto, consigli ed indicazioni ad altri utenti.

Secondo il recente orientamento giurisprudenziale, definito con la Cassazione SU del 18/10/2012, n. 47604, le condotte sopraccitate integrerebbero esclusivamente l’illecito amministrativo di propaganda pubblicitaria di cui all’art. 84 D.P.R. 309/90, punito con una sanzione amministrativa da lire dieci milioni a lire cinquanta milioni.

L’integrazione dell’illecito penale. Il caso della vendita dei semi di canapa indiana

Costituisce invece reato la condotta di chi crea un sito internet volto alla vendita di sostanze stupefacenti, finalizzato altresì a fornire consigli utili in merito alla coltivazione delle stesse. In tal caso, infatti, si determinerebbe certamente un ampliamento del commercio della droga.

Per quanto attiene invece la specifica vendita di semi di canapa indiana, questa non costituisce reato dal momento che non è possibile determinarne a priori la destinazione.

Costituisce invece reato il fornire consigli o indicazioni utili alla coltivazione, ovvero l’indicazione delle modalità di impiego volte ad indurne l’utilizzo(salvo il caso in cui la coltivazione sia diretta ad un uso strettamente personale).

Conclusioni

In sintesi, la creazione di siti internet diretti a pubblicizzare la vendita di semi di cannabis, a descriverne le caratteristiche delle differenti droghe, ad indicarne gli effetti terapeutici ed i relativi danni legati all’utilizzo delle stesse, poiché inidonei ad indurre il pubblico all’uso, non costituisce reato. È necessario però che il contenuto dei messaggi pubblicitari non abbiano carattere persuasivo e non siano idonei a conseguire l’effetto di indurre i destinatari all’uso di sostanze stupefacenti, in questo modo verrà integrato esclusivamente l’illecito amministrativo di propaganda pubblicitaria di cui all’art. 84 D.P.R. 309/90.

A differenza di quanto sin qui descritto, la creazione di siti internet e forum destinati a diffonderne notizie utili alla coltivazione e consumo, poiché aventi lo scopo di informare il pubblico sulle modalità di ottenere piante idonee a produrre sostanze stupefacenti, e pertanto destinate all’utilizzo delle stesse, integra il reato di cui all’art. 82 D.P.R. 309/90.

Si nota, quindi, che la distinzione fra le attività che costituiscono illecito penale (art. 82 D.P.R. 309/90) e le attività che invece costituiscono esclusivamente un illecito amministrativo si fonda sugli unici elementi della persuasività del messaggio pubblicitario e della capacità del messaggio di indurre i soggetti destinatari del medesimo al consumo di dette sostanze.

Info sull'Autore

Sara Calisti

Laureata in Giurisprudenza e praticante Avvocato. Sono appassionata di diritto penale e diritto di famiglia. Mi occupo di diritto penale.

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