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Il dilagante fenomeno del Child Grooming ossia l’adescamento dei minori sulla rete Internet

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Scritto da Marco Casella

Siffatto fenomeno criminoso, oggigiorno di elevatissima propagazione, risulta stigmatizzato dai peculiari contegni tenuti di volta in volta dall’adescatore tipo, i quali si reputano idonei a determinare la manipolazione psicologica e la susseguente reificazione del soggetto passivo minorenne.

(Foto di Uros Velickovic, Flickr)

L’analisi comportamentale dell’adescatore modello

Autorevoli ricercatori statunitensi hanno difatti posto in luce l’esistenza di alcuni tratti comportamentali tipizzanti la forma mentis dell’autore di tale tipologia di reati (patterns of behavior).1

Quest’ultimo, giustappunto, dopo aver accuratamente prescelto la propria vittima mediante l’impiego dei social network o dei motori di ricerca (victim selection and information gathering), la coinvolge in un legame di amicizia virtuale (friendship forming stage) sfociante dipoi in un più solido rapporto affettivo e confidenziale (relationship forming stage). Accertata la propizia mancanza di un controllo – il più delle volte di matrice genitoriale – circa l’utilizzo del computer da parte del soggetto passivo minorenne (risk assessment stage), il reo indisturbato perdura nell’intessere l’ordito rapporto, onde addivenire ad un – sempre più elevato – grado di intimità con la vittima medesima (exclusivity stage).
Giunti a tal punto, l’adescatore inscena l’ultimo atto: il clima è ormai assai prospero per l’introduzione della tematica sessuale e per malcelate coartazioni atte a formalizzare un incontro vis-à-vis (e spesso) non senza l’utilizzo di minacce correlate alle intimità ed ai segreti appresi in seno ai perpetrati adescamenti (sexual stage).

Gli obblighi internazionali ed il parziale adempimento del Legislatore italiano

Il Legislatore italiano, al fine di adempiere (perlomeno parzialmente) ai precisi obblighi internazionali, dispose la ratifica e quindi l’attuazione dell’art. 23 della Convenzione adottata a Lanzarote il 12 luglio 2007, mediante la Legge 1 ottobre 2012, n. 172.

Da ciò scaturì l’introduzione nel nostro Ordinamento del reato di cui all’art. 609 undecies c.p., collocato nell’ambito dei reati sessuali e, segnatamente, nella sezione II – dedicata ai “delitti contro la libertà personale” – del capo III, Titolo XII, Libro secondo del Codice Penale.
Pur tuttavia, a differenza di quanto puntualmente dettato dalla predetta Convenzione, l’ortopedia legislativa è giunta ad anticipare la soglia di punibilità di questo delitto, prescindendo totalmente da eventuali condotte consequenziali all’instaurazione del vero e proprio rapporto virtuale (si pensi, per esempio, ad un effettivo incontro tra il reo e la propria vittima o, comunque, ad un comportamento esterno oggettivamente riscontrabile in seno alla realtà naturalistica).

La struttura del nuovo reato di “Adescamento di minorenni”

Il precetto della norma in esame, precisamente, vieta di porre in essere atti prodromici nei confronti di altri più gravi delitti, non solo prettamente sessuali (violenza sessuale; atti sessuali con minorenne; corruzione di minorenne; violenza sessuale di gruppo), bensì anche concernenti l’abuso e lo sfruttamento di minori (prostituzione minorile; esibizioni erotiche di minori; produzione, diffusione, cessione di pornografia minorile; iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile; riduzione e mantenimento in schiavitù di minori, la quale può essere finalizzata a prestazioni sia lavorative che sessuali o, finanche, all’accattonaggio).

La condotta consiste, difatti, in meri atti adescatori e, pertanto, preparatori rispetto ai suesposti reati-fine, tutti riconducibili alla più ampia nozione di “adescamento” fornita – non senza far nascere forti perplessità – dal medesimo testo legislativo.

Le sue modalità esecutive e le incertezze della previsione legislativa

Nel testo della norma, difatti, vengono descritte le modalità esecutive del reato in esame, rintracciabili in seno a contegni stigmatizzati da “artifici, lusinghe o minacce”.

E’ di immediata comprensione la ragione per la quale il concetto di adescamento possa all’interprete apparire incerto e pertanto sfuggente, soprattutto se si pensa a quei tre “meccanismi coercitivi” poc’anzi menzionati.
D’altronde, la Scienza Penalistica, pur essendosi di gran lunga prodigata per offrire esaustive spiegazioni circa gli ormai determinati concetti di “minaccia” (quale prospettazione di un male futuro ed ingiusto che si presenti idoneo ad ingenerare un timore nel soggetto passivo) e di “artificio” (quale alterazione della realtà esterna, simulatrice dell’inesistente e dissimulatrice dell’esistente, atta a dar vita ad una falsa apparenza del reale), di meno si è cimentata per circoscrivere l’inusuale concetto di “lusinga”, totalmente inedito nei riguardi dell’apparato normativo penale.

Le problematiche applicative scaturenti dal perfettibile contenuto del disposto normativo

Ciò precisato, non può non sorgere – in capo all’attento interprete – un siffatto dubbio: il semplice invito on-line dell’adulto rivolto ad un minore di anni sedici (età che dovrà avere la vittima, per reputarsi l’autore responsabile del fatto-reato in disamina) ad intrattenere con lo stesso dei rapporti sessuali, potrà costituire una “lusinga” penalmente punibile a tal titolo? Fino a che punto il reo potrà spingersi prima di carpire effettivamente la fiducia del minore, plagiandone la volontà e cadendo, pertanto, nel reato in parola?

Accorgimenti, questi ultimi, che danno vita a rilevanti dubbi, non senza destare preoccupanti risvolti negativi a discapito del principio di determinatezza e, pertanto, del più ampio principio di legalità formale.

Una potenziale minaccia per i corollari del diritto penale

D’altro canto, alla luce di quanto suesposto, ci si trova di fronte ad un’amplissima anticipazione della soglia di punibilità – la quale s’impernia su meri atti preparatori residuali, giustificanti la minor pena, non integranti neppure il tentativo dei reati enumerati dal dettato legislativo – con un gran vulnus al principio di offensività ed il rischio di incostituzionalità.2

Del resto, in ossequio al disposto legislativo del reato in esame, è agevole riscontrare come il proprio disvalore risulti incentrato sul dolo specifico di offesa (ovverosia: l’adescamento allo scopo di commettere i reati suindicati), quasi nel malcelato tentativo di compensare la monca costruzione dell’elemento materiale del delitto medesimo (sul quale, invero, dovrebbe poggiare l’intero disvalore oggettivo).

Il principio di materialità, prima di tutto: nullum crimen sine actione

Il savio Giudicante, pertanto, risulterà – di volta in volta – chiamato ad espletare un accertamento introspettivo avente ad oggetto le mere intenzioni e quindi la psiche del reo, con inaccettabili ripercussioni sul principio di materialità – immanente al nostro sistema tipicamente a legalità formale – idonee a cedere il passo ad un inammissibile “diritto penale d’autore”.


  1. Cfr. DAVIDSON-GOTTSCHALK, Internet child abuse, Current research and policy, Abingdon, Routledge 2011, passim; O’CONNELL, A typology of child cybersexploitation and online grooming practices, 2003. 
  2. MANTOVANI F. – Diritto penale, Parte Speciale, Delitti contro la persona, V ed., Padova, 2013, 519. 

Info sull'Autore

Marco Casella

Avvocato del foro patavino
Mi occupo di diritto penale.

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