INTERNET

L’inefficacia dei provvedimenti italiani in materia di tutela del diritto d’autore

Sebbene siano stati oscurati in Italia altri 124 siti che effettuavano lo streaming di contenuti protetti da diritto d’autore, come film, concerti o eventi sportivi, questi sono ancora raggiungibili a causa della distribuzione internazionale dei server in cui sono ospitati.

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Foto di Maria Elena, Flickr

Il fatto

La Guardia di Finanza è intervenuta l’ennesima volta oscurando un cospicuo numero di siti web attraverso i quali venivano trasmessi via straming contenuti illeciti.

Tali siti erano rivolti principalmente alla trasmissione e diffusione di eventi sportivi, concerti musicali e/o opere cinematografiche o televisive, seppur in assenza dei relativi diritti di sfruttamento economico, lucrando sulla pubblicità e sui banner che venivano visualizzati dagli utenti.

Va considerato inoltre che in alcuni casi gli autori dei siti web realizzavano un meccanismo di frode verso gli inserzionisti. Infatti, attraverso la predisposizione di meccanismsi automatizzati facevano apparire come visualizzati un ingente numero di banner pubblicitari sebbene questi, in realtà, non fossero stati aperti dall’utente. In tal modo riuscivano ad incanalare un ingente volume di traffico verso un determinato inserzionista, guadagnando sul numero di accessi fittizi.

L’inefficacia delle sanzioni

L’operazione della GdF tuttavia si scontra con il problema di fondo legato alla rete internet.

Come si può leggere nel comunicato diffuso i server che permettevano lo streaming e la ricondivisione sono situati all’estero, mentre l’operazione portata avanti è quella di mero “oscuramento” dei siti web.

Ciò implica che non si è agito con il sequesto dei contenuti, o dei server in cui erano contenuti i siti web che permettevano la diffusione dei contenuti medesimi, ma si è agito solo a livello di DNS nazionali, bloccando la possibilità di diffondere detti contenuti all’interno del territorio italiano. Conseguenza diretta è che detti contenuti continuano a rimanere perfettamente online e raggiungibili aggirando il predetto blocco, ovvero utilizzando un qualsiasi sistema di risoluzione DNS fornito da provider non stabiliti in Italia (es.: Google o OpenDNS), oppure utilizzando un proxy o una VPN situata all’estero.

Schema Blocco DNS

Se ne può avere una rapida dimostrazione accedendo al sito sportlemon.org tramite il proprio browser. Se si utilizza il sistema di risoluzione DNS fornito da un qualsiasi operatore italiano, come Telecom Italia, Vodafone IT, etc, si riceverà una schermata di errore, mentre se si accede attraverso un sistema di risoluzione DNS internazionale, come Google Public DNS oppure OpenDNS, si potrà tranquillamente accedere al summenzionato sito. Ciò è possibile anche, come detto, attraverso l’uso di una VPN, come Hide My Ass.

Un diverso modo per poter bloccare in modo più o meno stabile detti file hoster potrebbe essere quello di sequestrare i server da cui è effettuata l’illecita diffusione dei contenuti. Tuttavia ciò risulta di notevole complessità, in quanto implica un’azione non più territoriale, ma extraterritoriale, data la collocazione estera di detti Server.

Detta modalità venne usata nell’ultima azione contro The Pirate Bay, dove la poliza svedese operò mediante il sequestro dei server che permettevano la messa online del servizio. In quel caso, infatti, non bastò un semplice aggiramento del blocco, ma si è resa necessaria una nuova collocazione dell’intera infrastruttura.

Info sull'Autore

Andrea Rinaldo

Laureato in Giurisprudenza ed appassionato di informatica. Mi occupo di proprietà intellettuale, industriale, privacy ed ICT.

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